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Daria Deflorian presenta a Bologna uno spettacolo ispirato al romanzo "Non dico addio" della premio Nobel Han Kang. L'opera teatrale, intitolata "Che dolore terribile è l'amore", esplora temi di memoria, trauma e resilienza attraverso una messa in scena poetica ed essenziale.

Daria Deflorian porta in scena il romanzo di Han Kang

L'attrice Daria Deflorian ha portato sul palco uno dei romanzi più significativi e inquietanti della scrittrice sudcoreana premio Nobel Han Kang. Il libro in questione è "Non dico addio", edito in Italia da Adelphi.

Deflorian ha creato uno spettacolo teatrale definito lieve, poetico e intenso. Il titolo dell'opera è tratto da una frase del romanzo stesso: "Che dolore terribile è l'amore".

Questo lavoro giunge a due anni di distanza da un precedente omaggio di Deflorian alla stessa autrice. In passato, l'attrice aveva già portato in scena "La vegetariana", un altro celebre romanzo di Han Kang.

Lo spettacolo ha debuttato con successo al Festival di Avignone durante l'estate. Successivamente, è arrivato in Italia, precisamente all'Arena del Sole di Bologna.

A Bologna, la rappresentazione ha riscosso un notevole successo, con un'accoglienza calorosa e applausi prolungati da parte del pubblico.

Le prossime tappe del tour includono il Teatro Studio del Piccolo di Milano, dove lo spettacolo sarà in scena a partire da domani. Seguirà una trasferta a Roma, con repliche previste dal 26 novembre presso il Teatro Valle.

La tournée si estenderà anche all'estero, con una data fissata per il 18 dicembre al Condeduque di Madrid.

Una scenografia essenziale per un racconto profondo

La scenografia dello spettacolo è volutamente essenziale, quasi spoglia. Pochi elementi simbolici caratterizzano lo spazio scenico.

Tra questi spiccano diversi tronchi d'albero neri. Sul fondo della scena, è presente una piccola gabbia di colore arancione. Questi elementi visivi sembrano preparare il pubblico all'approccio narrativo scelto.

La messa in scena mira a raccontare con un tocco leggero il percorso interiore della protagonista, Gyeong-ha. Viene esplorata la sua discesa tra i meandri della memoria e del sogno.

Questo viaggio interiore si intreccia con l'orrore storico della sanguinosa repressione della rivolta sull'isola di Jeju. L'evento risale al 1948, dopo la divisione della Corea.

Durante quella repressione, circa trentamila persone, inclusi molti bambini, furono massacrate. Furono accusate di essere comuniste dalle forze militari della Corea del Sud.

L'operazione militare avvenne con il tacito consenso delle forze di occupazione Americane.

Il racconto teatrale affronta il tema del sangue e delle atrocità. Vengono evocate fucilazioni e fosse comuni, ma sempre inserite in un contesto di grande delicatezza umana.

La natura stessa gioca un ruolo, con la descrizione di tempeste di neve e un vento incessante. Questa ambientazione naturale avversa e impegnativa fa da sfondo alle vicende della protagonista.

Gyeong-ha arriva sull'isola in serata. Il suo obiettivo è raggiungere la casa isolata di un'amica, In-seon, situata sulla montagna.

In-seon ha subito un incidente ed è stata ricoverata in ospedale a Seul. Sta affrontando cure mediche dolorose.

Prima di essere ricoverata, In-seon aveva pregato Gyeong-ha di recarsi urgentemente a casa sua per dare da mangiare e bere al suo amato uccellino.

L'uccellino, in un tragico presagio, verrà trovato morto da Gyeong-ha al suo arrivo.

Memoria, sogno e ricostruzione storica sul palco

I tronchi d'albero neri presenti sulla scena evocano un sogno ricorrente per Gyeong-ha. In questo sogno appare un cimitero sul mare.

L'acqua sembra sommergere le tombe in questo scenario onirico. Le onde trascinano via i corpi, simboleggiando la perdita e la memoria perduta.

Questo sogno è un elemento chiave. Sembra dare forma a ricordi che la memoria cosciente ha cercato di cancellare.

Questi ricordi riaffiorano come fantasmi durante una notte di bufera. La scena si svolge nella casa dell'amica In-seon.

In-seon è una film maker. Possiede una falegnameria annessa alla casa, dove ama lavorare e costruire mobili.

La casa e la falegnameria appartenevano alla madre di In-seon. Questo personaggio è interpretato dall'attrice Maria Grazia Mandruzzato.

I familiari di Maria Grazia Mandruzzato furono tra le vittime dei tragici eventi del 1948 sull'isola di Jeju.

In una sorta di annullamento del tempo, riaffiorano ricordi personali e di altre persone. Vengono presentati anche documenti storici.

Le due amiche, Gyeong-ha e In-seon, si ritrovano insieme. Il loro obiettivo è ricostruire gli eventi e non dimenticare.

Daria Deflorian, dopo aver accennato a tutti questi elementi, chiude lo spettacolo in modo quasi improvviso.

La chiusura sottolinea un messaggio fondamentale: l'importanza di essere presenti l'uno per l'altro, il valore dell'unione tra "io e te".

Un metateatro che indaga la narrazione

Il lavoro teatrale inizia con un gioco metateatrale. Gli attori, Daria Deflorian nel ruolo di Gyeong-ha e Monica Piseddu in quello di In-seon, parlano apertamente del libro che ha ispirato lo spettacolo.

Questo espediente mira a creare una sorta di identificazione tra le attrici e i personaggi che interpretano.

L'obiettivo è costruire una connessione tra la loro realtà e le vite narrate da Han Kang.

Attraverso questa tecnica, si cerca di generare uno straniamento nel pubblico. La narrazione viene proposta attraverso momenti distinti e frasi significative.

La drammaturgia si basa più su suggestioni che su una sequenza di accadimenti lineari.

La recitazione delle attrici possiede una leggerezza particolare. Viene paragonata alla cadenza dei versi poetici.

Si sottolinea come solo la poesia, portata in scena, possa restituire autenticità al percorso personale dei personaggi.

Allo stesso tempo, la poesia sul palco riesce a trasmettere la forza tragica della storia narrata.

La rappresentazione a Bologna, all'Arena del Sole, ha confermato la capacità di Daria Deflorian di affrontare testi complessi con sensibilità e profondità artistica.

Il successo ottenuto in Italia e all'estero testimonia la risonanza universale dei temi trattati da Han Kang e la maestria interpretativa di Deflorian e del suo cast.

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