Daria Deflorian porta in scena a Bologna un'opera teatrale ispirata al controverso romanzo di Han Kang, esplorando temi di memoria e trauma. Lo spettacolo, già acclamato, si sposta poi in altre città italiane e a Madrid.
Un'opera teatrale ispirata a "Non dico addio"
La regista Daria Deflorian presenta un nuovo spettacolo teatrale. L'opera si ispira a "Non dico addio", un romanzo della premio Nobel Han Kang. Il libro è considerato uno dei lavori più significativi e inquietanti dell'autrice sudcoreana. Deflorian ha scelto di intitolare la sua pièce "Che dolore terribile è l'amore".
Questa produzione arriva a due anni di distanza da un precedente lavoro della stessa Deflorian. In quell'occasione, aveva già portato sul palco un'altra opera di Han Kang. Si trattava de "La vegetariana", un altro testo della scrittrice. La nuova messa in scena promette un'esperienza teatrale profonda. Esplora le complessità emotive e storiche presenti nel romanzo.
Il testo originale di Han Kang, edito in Italia da Adelphi, offre materiale fertile per l'indagine artistica. Deflorian sembra aver colto l'essenza più profonda e disturbante del racconto. La sua interpretazione mira a trasmettere la potenza emotiva del libro. Lo fa attraverso un linguaggio scenico che si preannuncia essenziale e poetico.
Successo a Bologna e prossime tappe
Lo spettacolo "Che dolore terribile è l'amore" ha debuttato con grande successo. La prima rappresentazione è avvenuta al Festival di Avignone durante l'estate. Successivamente, è arrivato in Italia. La prima italiana si è tenuta all'Arena del Sole di Bologna. Qui ha riscosso un caloroso successo di pubblico. Gli applausi sono stati infiniti, testimoniando l'apprezzamento per la performance.
Dopo il trionfo bolognese, la tournée proseguirà in altre importanti città. Da domani, lo spettacolo sarà in scena al Teatro Studio del Piccolo di Milano. Successivamente, dal 26 novembre, raggiungerà il Teatro Valle di Roma. La tournée internazionale prevede anche una tappa a Madrid, dal 18 dicembre, presso il Condeduque.
Queste tappe confermano l'interesse del pubblico e della critica per il lavoro di Deflorian. La sua capacità di adattare testi letterari complessi per il palcoscenico è notevole. La scelta di Han Kang, autrice di fama mondiale, sottolinea ulteriormente la rilevanza culturale del progetto.
Scenografia essenziale per un racconto potente
La scena dello spettacolo è stata concepita con estrema essenzialità. Lo spazio scenico è quasi spoglio, con pochi elementi simbolici. Tra questi, spiccano diversi tronchi d'albero neri. Sul fondo, è presente una piccola gabbietta arancione. Questi elementi visivi sembrano voler evocare immediatamente l'atmosfera del racconto.
La scenografia rimanda alla scelta di narrare con un tocco leggero il percorso della protagonista. Si tratta di Gyeong-ha, personaggio centrale del romanzo. La sua discesa attraverso la memoria e il sogno è un elemento chiave. Questo viaggio interiore si intreccia con l'orrore storico della sanguinosa repressione della rivolta dell'isola di Jeju.
L'evento storico a cui si fa riferimento è cruciale. Nel 1948, dopo la divisione della Corea, circa trentamila persone furono massacrate. Tra le vittime vi erano molti bambini. Erano sospettati di essere comunisti. L'operazione fu condotta dai militari della Corea del Sud. Questo avvenne con il tacito consenso delle forze americane.
La narrazione del sangue e delle atrocità, delle fucilazioni e delle fosse comuni, è inserita in una cornice di grande delicatezza. Questa delicatezza contrasta con la natura scatenata che fa da sfondo. Si parla di tempeste di neve e di un vento che soffia incessantemente. Questa realtà avversa e impegnativa è quella che la donna deve affrontare.
Memoria, sogno e traumi collettivi
La protagonista, Gyeong-ha, arriva sull'isola al calar della sera. Il suo obiettivo è raggiungere la casa isolata della sua amica In-seon. Quest'ultima ha avuto un incidente. È stata ricoverata in ospedale a Seul. Sta affrontando cure dolorose. Ha pregato Gyeong-ha di recarsi urgentemente a prendersi cura del suo amato uccellino. Purtroppo, al suo arrivo, l'uccellino sarà già morto.
I tronchi d'albero neri presenti sulla scena sembrano richiamare un sogno ricorrente. In questo sogno, appare un cimitero sul mare. L'acqua minaccia di sommergere le tombe. Le onde sembrano portare via i corpi. Questo sogno è emblematico per Gyeong-ha. Potrebbe rappresentare ricordi che la memoria ha cercato di cancellare.
Questi ricordi riaffiorano come fantasmi durante una notte di bufera. La bufera si scatena nella casa dell'amica, una film maker. La casa include anche una falegnameria. In questo spazio, In-seon ama lavorare, costruendo mobili. La casa apparteneva a sua madre. Quest'ultima è interpretata da Maria Grazia Mandruzzato. I familiari di quest'ultima furono tra le vittime dei tragici eventi del 1948.
In un'atmosfera che sembra annullare il tempo, riaffiorano ricordi personali e di altri. Emergono anche documenti storici. Le due amiche si ritrovano unite. Il loro scopo è ricostruire gli eventi e non dimenticare. La Deflorian, dopo aver accennato a tutto questo, chiude lo spettacolo in modo quasi improvviso. Sottolinea l'importanza fondamentale dell'essere insieme. Il rapporto "io e te" diventa centrale.
Un approccio metateatrale e suggestivo
Il lavoro teatrale inizia con un gioco metateatrale. I personaggi-attori, la Deflorian nel ruolo di Gyeong-ha e Monica Piseddu nel ruolo di In-seon, parlano apertamente del libro da cui nasce lo spettacolo. Questo espediente mira a creare una sorta di identificazione tra le attrici e i personaggi narrati da Han Kang.
Insieme, cercano di costruire una forma di straniamento. Propongono una narrazione frammentata. Si basa su momenti e frasi chiave, più che su un intreccio di accadimenti. La drammaturgia è fatta di suggestioni. La recitazione delle attrici possiede una leggerezza notevole. Viene paragonata a quella dei versi poetici.
Questa scelta stilistica permette di restituire verità al percorso personale dei personaggi. Allo stesso tempo, ne esalta la forza tragica della storia collettiva. La Deflorian dimostra ancora una volta la sua abilità nel trattare temi complessi. Lo fa con sensibilità artistica e rigore intellettuale. Il suo lavoro offre al pubblico uno spunto di riflessione profonda.