Un'indagine della Polizia di Bologna ha svelato un'organizzazione che utilizzava un negozio di telefonia per facilitare l'ingresso illegale di stranieri in Italia. Otto persone sono state raggiunte da misure cautelari.
Negozio di telefonia base per immigrazione illegale
Un'attività commerciale apparentemente normale è emersa come centro di un'operazione illecita. La Polizia di Bologna ha scoperto un presunto sistema per favorire l'immigrazione irregolare.
L'indagine ha puntato il dito contro un negozio di telefonia situato in via Marconi. Questo locale sarebbe stato il fulcro di un'organizzazione dedita all'ingresso illegale di cittadini stranieri nel territorio italiano.
Il metodo consisteva nello sfruttare il decreto flussi. Venivano utilizzati contratti di lavoro fittizi e documenti contraffatti per raggiungere lo scopo illecito.
Otto misure cautelari e arresti
L'operazione condotta dalla Squadra Mobile ha portato all'emissione di otto provvedimenti restrittivi. Le misure sono state disposte dal Gip Maria Cristina Sarli, su richiesta del sostituto procuratore Tommaso Pierini.
Tre cittadini dello Sri Lanka, con età comprese tra i 51 e i 57 anni, sono stati condotti in carcere. Altri tre loro connazionali, inclusa la titolare dell'esercizio commerciale, sono stati posti agli arresti domiciliari.
Anche due cittadini italiani sono finiti ai domiciliari. Tutti gli indagati devono rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Sequestro e accuse di usura
L'attività commerciale in questione è stata sottoposta a sequestro preventivo. L'indagine ha preso una piega inaspettata con l'emersione di ulteriori reati.
Uno degli indagati è accusato anche di usura ed estorsione. Le vittime di questi ulteriori crimini sarebbero state connazionali.
La donna che ha denunciato le minacce si era rivolta alle forze dell'ordine. Lamentava richieste di denaro per un prestito di 2.000 euro, destinato ad aiutare sua madre in patria.
Il sistema illecito e le cifre pagate
Gli accertamenti investigativi hanno permesso di ricostruire il meccanismo illegale. Questo sistema avrebbe operato tra il 2022 e il 2025.
Si stima che quasi un centinaio di stranieri abbiano beneficiato di questo traffico. La maggior parte proveniva dallo Sri Lanka, ma anche da Bangladesh e Marocco.
Le somme pagate dalle persone per ottenere i documenti e i contratti variavano significativamente. Si parla di cifre comprese tra i 10.000 e i 20.000 euro per ogni pratica gestita.
Contratti fittizi e alloggi sospetti
Tra gli indagati figurano anche coloro che hanno presentato nulla osta allo Sportello Unico Immigrazione. Questi documenti si basavano su contratti di lavoro inesistenti.
Le società coinvolte, di cui alcuni indagati erano soci o amministratori, hanno di fatto facilitato l'ingresso illegale. Sono emerse inoltre significative anomalie nelle dichiarazioni di ospitalità.
Decine di lavoratori risultavano domiciliati presso le sedi legali delle società. In un caso, ben 139 persone risultavano abitare in un unico luogo.
Contatti con un "boss di Salerno"
Dagli atti dell'inchiesta sono emersi contatti con un personaggio non ancora identificato. Questo individuo viene definito come un "boss di Salerno".
Pare che questa persona fornisse contratti di lavoro completamente falsi. Al momento, la sua identità resta sconosciuta agli inquirenti.