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Commenti online diffamatori hanno ribaltato la figura di Alessandra Matteuzzi, vittima di femminicidio a Bologna. La giustizia ha condannato gli autori per averla dipinta come carnefice, aggravando il dolore dei familiari.

Diffamazione aggravata sui social network

Frasi offensive rivolte ad Alessandra Matteuzzi hanno alterato la sua immagine pubblica. La donna, tragicamente scomparsa il 23 agosto 2022 a Bologna per mano dell'ex compagno Giovanni Padovani, è stata vittima di un'ulteriore violenza postuma.

Il giudice Nicolina Polifroni ha emesso una sentenza di condanna. Quattro persone dovranno pagare sanzioni pecuniarie e risarcire i familiari della vittima. L'accusa è di diffamazione aggravata per commenti scritti sui social media.

Questi scritti sono emersi dopo il femminicidio, gettando ulteriore discredito sulla figura di Alessandra Matteuzzi. La sua memoria è stata offesa da parole prive di umanità.

Commenti carichi di biasimo e sdegno

I parenti di Alessandra Matteuzzi, rappresentati dagli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini, hanno sporto denuncia. I commenti sotto accusa evidenziavano, tra le altre cose, la differenza d'età tra la vittima, 56 anni, e il suo assassino, all'epoca 27 anni.

Il giudice ha definito tali esternazioni «contrarie ad ogni senso di umanità». Erano frasi piene di biasimo e sdegno. Auspicavano e fomentavano una disapprovazione di massa verso la vittima.

Secondo la sentenza, questi commenti riflettono una visione «anacronistica e patriarcale» delle relazioni. Una visione in cui l'uomo dovrebbe essere più grande della partner. E in cui la donna non avrebbe il diritto di interrompere una relazione.

Inversione di ruolo: vittima dipinta come carnefice

La sentenza sottolinea come Alessandra Matteuzzi sia stata «esposta al pubblico disprezzo». È stata descritta come una donna di facili costumi. Veniva dipinta come incapace, immatura e manipolatrice.

Queste accuse miravano a giustificare l'azione del compagno più giovane. Il risultato è stata «un'incredibile inversione di ruolo». La vittima è stata indicata come causa della propria morte.

Al suo assassino, invece, veniva attribuita una sorta di causa di giustificazione. Un'accusa gravissima che ha ulteriormente ferito i familiari.

Risarcimento danni ai familiari

Gli imputati sono stati condannati a risarcire i parenti di Alessandra Matteuzzi. La sorella della vittima, Stefania Matteuzzi, riceverà 5.000 euro. Ciascuno dei due nipoti otterrà 3.000 euro.

Il giudice ha evidenziato la sofferenza morale dei familiari. Questa sofferenza è stata causata dalla diffusione dei commenti diffamatori. È emersa chiaramente durante le loro deposizioni, descritte come emozionate e faticose.

La sentenza mira a ristabilire una verità storica e morale. Condanna fermamente chi ha tentato di infangare la memoria di una vittima innocente. E riconosce il profondo dolore inflitto ai suoi cari.