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La difesa di Gilberto Cavallini chiede nuove analisi sul DNA di resti riesumati, legati alla strage di Bologna. I giudici si riservano la decisione dopo le obiezioni dei familiari delle vittime.

Nuove analisi DNA richieste dalla difesa Cavallini

La difesa di Gilberto Cavallini, ex Nar condannato per la strage di Bologna, ha presentato una nuova istanza. Si chiede di poter analizzare il DNA di resti umani riesumati. Questi resti provengono dal cimitero di Montespertoli. Erano sepolti lì i resti di Maria Fresu. Lei è una delle 85 vittime dell'attentato del 2 agosto 1980. La Corte di assise di appello ha ascoltato le parti. La decisione è attesa a breve.

L'istanza mira a identificare una presunta vittima sconosciuta. Questa persona sarebbe stata vicina al luogo dell'esplosione. Analisi precedenti avevano escluso l'attribuzione del DNA a Maria Fresu. Il lembo facciale trovato nella bara non corrispondeva. La richiesta è stata ribadita dall'avvocato Alessio Pomponi. Si vorrebbe confrontare il DNA con quello delle altre vittime femminili. Si chiede anche di valutarne l'origine ancestrale e il fenotipo.

Familiari vittime contestano la richiesta

I familiari delle vittime della strage di Bologna hanno espresso forte contrarietà. Paolo Lambertini, presidente dell'associazione dei familiari, ha dichiarato: «Non crediamo all'esistenza di una 86esima vittima». Ha aggiunto che la presunta vittima era «nella pancia di Viviana Bugamelli, che era incinta». Lambertini ipotizza che sia un tentativo di far sentire Cavallini meno solo. Questo potrebbe impedirgli di parlare.

L'avvocato di parte civile Andrea Speranzoni ha definito la richiesta un «ulteriore tentativo». Ha sottolineato che la questione del DNA è già stata trattata. «È un tema già trattato, vagliato, deciso nella fase di cognizione nel processo Cavallini». Ha inoltre affermato che la decisione è stata «validata dalla Suprema Corte di Cassazione nel gennaio 2025». Speranzoni ha spiegato che la confusione dei reperti, dovuta alle gravi condizioni dei corpi e alle mutilazioni, spinge la difesa a riaprire la questione.

La Corte si riserva la decisione

La Corte di assise di appello, presieduta da Pasquale Stigliano, ha ascoltato attentamente le argomentazioni. Sia la difesa che le parti civili hanno esposto le proprie posizioni. L'istanza presentata dalla difesa di Cavallini era già stata respinta nel 2023. Si tratta di un incidente di esecuzione. La Corte ha deciso di prendersi del tempo per valutare la richiesta. La decisione finale verrà comunicata nei prossimi giorni. L'attesa è alta per capire se ci saranno nuove analisi o se la questione verrà definitivamente chiusa.

Contesto legale e storico della strage

La strage di Bologna del 2 agosto 1980 causò 85 morti e oltre 200 feriti. L'attentato è uno dei più gravi atti terroristici avvenuti in Italia. Gilberto Cavallini è stato condannato in via definitiva all'ergastolo per concorso nella strage. La sua difesa ha cercato in più occasioni di riaprire aspetti del processo. La richiesta attuale sul DNA si inserisce in questo contesto. Mira a trovare elementi che possano scagionare o fornire nuove prospettive. I familiari delle vittime, invece, chiedono che la verità giudiziaria venga mantenuta ferma. Vogliono evitare che si creino dubbi su un caso già definito.

La Corte dovrà bilanciare il diritto alla difesa con la necessità di non riaprire questioni già giudicate. La decisione avrà un peso significativo sul futuro di questo caso. La memoria delle vittime e la ricerca della verità rimangono al centro del dibattito pubblico e giudiziario.

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