Il carcere di Bologna rischia un grave sovraffollamento nel 2027, raggiungendo livelli simili a quelli del 2012, anno in cui l'Italia fu sanzionata dalla Corte europea per trattamenti inumani. La situazione è aggravata dalla chiusura temporanea di due sezioni dell'istituto.
Previsioni allarmanti per il futuro del carcere
Si prospetta una situazione critica per la struttura penitenziaria di Bologna. Le proiezioni indicano che entro novembre 2027 il tasso di sovraffollamento potrebbe toccare il 186%. Questo dato preoccupante rievoca scenari già vissuti nel 2012. All'epoca, l'Italia subì una condanna dalla Corte europea dei diritti umani. La sanzione fu motivata da condizioni di detenzione considerate inumane e degradanti, dovute alla cronica carenza di spazio nelle celle.
Queste previsioni emergono da uno studio condotto dall'Osservatorio carcere della Camera penale di Bologna. La situazione attuale è già complessa. Due sezioni dell'istituto sono state temporaneamente chiuse per lavori di manutenzione. Una volta riaperte, queste aree ospiteranno un numero maggiore di detenuti, esacerbando ulteriormente il problema.
Le cause del sovraffollamento e la recidiva
A spiegare i dettagli di questa preoccupante tendenza è stato l'avvocato Luca Sebastiani. Egli ricopre il ruolo di responsabile dell'Osservatorio carcere per i penalisti bolognesi. Sebastiani ha espresso la speranza che tali proiezioni non si concretizzino. Tuttavia, ha avvertito che la situazione potrebbe persino peggiorare. Le politiche governative degli ultimi anni sembrano aver portato a un aumento del numero di persone detenute. Nonostante ciò, il tasso di recidiva è rimasto invariato. Si attesta infatti al 70%.
Questo significa che oltre due detenuti su tre, una volta scontata la pena, tornano a commettere reati. Un dato che solleva seri interrogativi sull'efficacia del sistema carcerario attuale. La funzione rieducativa della pena, prevista dalla Costituzione, sembra essere messa a dura prova.
Critiche alla funzione rieducativa della pena
Il presidente della Camera penale, Nicola Mazzacuva, ha sottolineato la gravità della situazione. Ha evidenziato come tassi di sovraffollamento così elevati siano in netto contrasto con il principio di umanità. Inoltre, minano la funzione costituzionalmente prevista di rieducazione del condannato. Mazzacuva teme che la pena rischi di trasformarsi in una forma di punizione corporale. Un ritorno a metodi che la civiltà giuridica moderna ha cercato di superare.
La pena, secondo la visione costituzionale, non dovrebbe limitarsi alla privazione della libertà. Dovrebbe piuttosto mirare al reinserimento sociale del detenuto. Un obiettivo che appare sempre più difficile da raggiungere in condizioni di sovraffollamento estremo. La dignità della persona, anche in carcere, deve essere preservata.
Dati preoccupanti su donne, suicidi e tossicodipendenza
Il report dell'Osservatorio carcere mette in luce altri aspetti critici. Il numero di donne detenute ha raggiunto quota 85. Questo dato supera significativamente la capienza prevista, che si aggira intorno alle 60 unità. Un sovraffollamento che colpisce anche la sezione femminile dell'istituto.
Si registra inoltre un aumento dei tentativi di suicidio. Nel solo anno 2025, se ne sono contati 70. Un numero allarmante che richiede attenzione immediata e interventi mirati. Un altro dato preoccupante riguarda la crescente presenza di persone tossicodipendenti. La loro percentuale è passata dal 23% nel 2021 all'attuale 52%. Un raddoppio in pochi anni che evidenzia la necessità di maggiori risorse per il trattamento delle dipendenze all'interno del carcere.