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A Bologna solo il 29% dei locali mappati risulta accessibile ai disabili. Il Comune lancia "Entrata Libera" per sensibilizzare esercenti e cittadini sull'eliminazione delle barriere architettoniche, con un piano di adeguamento che prevede incentivi e sanzioni.

Accessibilità limitata nei negozi bolognesi

La città di Bologna affronta una sfida significativa riguardo all'accessibilità dei suoi spazi pubblici. Una recente mappatura ha rivelato dati preoccupanti: su 448 esercizi analizzati dalla Consulta per le Disabilità, soltanto il 29% offre un ingresso realmente fruibile da persone con disabilità. Questo dato emerge in concomitanza con il lancio della campagna comunale "Bologna, Entrata libera".

L'iniziativa mira a sensibilizzare attivamente negozi, bar, ristoranti, studi medici, farmacie, alberghi e ogni altro luogo aperto al pubblico. L'obiettivo primario è promuovere l'eliminazione delle barriere architettoniche. Queste limitazioni fisiche impediscono a molte persone di accedere liberamente ai servizi e ai luoghi della vita quotidiana.

Un cambio culturale per la città

La campagna "Entrata libera" si affianca all'applicazione delle Linee guida per la visitabilità degli edifici. Queste direttive, integrate nel Regolamento edilizio, stabiliscono che anche un dislivello di 2,5 centimetri può costituire un ostacolo insormontabile. L'intento è promuovere una trasformazione profonda nella percezione della disabilità e dell'ambiente urbano.

«Vogliamo ottenere un cambio culturale e un cambio di visuale», afferma Roberta Toschi, consigliera delegata alla Disabilità. «Dobbiamo imparare a riconoscere le barriere anche quando non impediscono direttamente la nostra accessibilità», prosegue. «Cambiare una struttura non è facile, ma è molto più facile che cambiare una cultura», sottolinea Toschi. La città deve essere pensata per tutti, con adeguamenti necessari anche se non previsti inizialmente.

Consapevolezza e responsabilità degli esercenti

La presidente della Consulta sulla Disabilità, Ilaria Faranda, evidenzia una diffusa mancanza di consapevolezza tra i commercianti. «Molti commercianti non sapevano nemmeno di avere un ostacolo», spiega Faranda. «Non sapevano che 2,5 centimetri fossero un problema o pensavano che bastasse una spinta», aggiunge. «Ma non basta una spinta: per molte persone quel gradino significa non poter entrare», chiarisce.

«Non è un favore che chiediamo, non è beneficenza», ribadisce Faranda. «Se un negozio si dice aperto al pubblico, deve essere aperto a tutto il pubblico, non solo a una parte». Questo principio sottolinea l'importanza di un'inclusione reale e non solo formale degli spazi commerciali.

Priorità e tempistiche per l'adeguamento

La campagna definisce un ordine di priorità per le soluzioni di accessibilità. In prima istanza, si raccomanda l'installazione di una rampa interna permanente. Qualora ciò non fosse fattibile, si valuta la rampa esterna sul marciapiede. La rampa mobile, da attivare su chiamata, è considerata una soluzione residuale, da adottare solo in casi eccezionali.

Il Comune di Bologna ha stabilito un piano d'azione chiaro. Fino al 15 febbraio 2027, l'enfasi sarà posta sull'informazione e la sensibilizzazione, senza l'applicazione di sanzioni pecuniarie. A partire dal 16 febbraio 2027, invece, scatteranno le multe per chi non avrà intrapreso alcun intervento di adeguamento. Dal 2028, verrà inoltre verificato il rispetto dell'ordine di priorità delle soluzioni adottate.

Per incentivare la collaborazione degli esercenti, sono previsti benefici concreti. Chi si adeguerà alle normative potrà beneficiare di esenzioni dal canone di occupazione del suolo pubblico e dalla TARI. Queste misure mirano a facilitare l'adeguamento, riconoscendo l'impegno dei commercianti nel rendere la città più accessibile.

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