Tre fermati per un omicidio in discoteca non rispondono al Gip. L'episodio si lega a una presunta vendetta mafiosa tra clan rivali. Nuovi interrogatori per altri undici arrestati.
Omicidio discoteca: fermati non rispondono al Gip
Tre persone fermate per un recente omicidio in una discoteca di Bisceglie hanno scelto di non rispondere alle domande del Giudice per le Indagini Preliminari. I fermati sono Dylan Capriati, Nicola Morelli e Aldo Lagioia. Sono accusati dell'uccisione di Domenico Scavo, 43 anni, affiliato al clan Strisciuglio.
L'omicidio è avvenuto nella notte del 19 aprile scorso all'interno del locale 'Divine Club'. I tre indagati sono comparsi davanti al Gip per la convalida dei rispettivi fermi. La decisione del giudice è attesa a breve.
Nicola Morelli, assistito dal suo legale, ha scelto di rilasciare dichiarazioni spontanee. Ha affermato di aver incontrato casualmente gli altri due fermati. Ha dichiarato di conoscere solo Dylan Capriati, incontrando Aldo Lagioia per la prima volta in quell'occasione. Morelli ha aggiunto di non aver assistito direttamente all'omicidio, ma di aver udito distintamente degli spari.
La difesa di Morelli ha richiesto la revoca della misura cautelare del carcere. L'avvocato ha presentato istanza al giudice per ottenere la scarcerazione del suo assistito. La procura valuterà attentamente le dichiarazioni rese.
Guerra tra clan: interrogatori per 11 arrestati
Parallelamente, sono iniziati gli interrogatori di altri undici individui arrestati martedì. Questi arresti rientrano nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Raffaele 'Lello' Capriati. Quest'ultimo fu ucciso la sera di Pasquetta del 2024.
Per l'omicidio di Raffaele Capriati sono accusati Luca Marinelli e Nunzio Losacco, entrambi legati al clan Strisciuglio. Gli altri nove arrestati devono invece rispondere di diverse aggressioni avvenute negli anni. Queste aggressioni sono il risultato della faida tra i clan Capriati e Strisciuglio, rivali dal 1997.
Tra i nove arrestati figurano i figli di Raffaele Capriati, Sabino e Christian. Presente anche Domenico, figlio del boss Sigismondo Strisciuglio. Le indagini suggeriscono che i due gruppi si siano affrontati più volte con armi.
Vendetta mafiosa: il movente dell'omicidio Scavo
Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, l'omicidio di Domenico Scavo sarebbe una ritorsione per l'uccisione di Raffaele Capriati. Le indagini stanno ricostruendo una complessa catena di eventi e vendette.
Il 29 marzo 2024, lo stesso Domenico Scavo avrebbe minacciato Christian Capriati con una pistola. L'episodio sarebbe scaturito da un alterco per uno sguardo ritenuto inappropriato nei confronti di una ragazza. Questo è quanto Scavo avrebbe riferito agli inquirenti.
Poche ore dopo l'incidente, Christian Capriati, suo fratello e Onofrio Lorusso avrebbero ferito due giovani appartenenti al clan Strisciuglio. Successivamente, sarebbe giunto l'ordine di eliminare Raffaele Capriati. Quest'ultimo, nonostante avesse mediato una tregua tra i clan mesi prima, fu ucciso mentre si trovava in auto nel quartiere Torre a Mare.
Due anni dopo, l'omicidio di Domenico Scavo sarebbe stato eseguito da Dylan Capriati, nipote di Raffaele. L'episodio in discoteca si inserisce quindi in un contesto di violenza e vendette tra famiglie mafiose.
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