Economia

Dalla scuola alla spazio: la startup bergamasca che alimenta i satelliti

14 marzo 2026, 15:31 3 min di lettura
Dalla scuola alla spazio: la startup bergamasca che alimenta i satelliti Immagine da Wikimedia Commons Bergamo
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Dalla scuola alla space economy

Un percorso che parte dai banchi del Liceo Lussana di Bergamo e arriva fino ai confini della space economy. È la storia di Filippo Oggionni, 28enne ingegnere aerospaziale originario di Redona, e della sua startup, Revolv Space. L'azienda si dedica allo sviluppo di sistemi intelligenti per ottimizzare la cattura di energia solare da parte dei satelliti in orbita.

L'idea è nata nel 2022 nei Paesi Bassi, dall'unione di intenti tra professionisti italiani e polacchi. «Nessuno aveva l'ambizione di fare l'imprenditore», spiega Oggionni, «ma eravamo affascinati dal settore. Nei Paesi Bassi abbiamo trovato un ambiente stimolante, simile a quello statunitense, che ci ha offerto un valido supporto sia economico che di innovazione. Ora, l'Italia ci sta aiutando nella fase di espansione».

Tecnologia all'avanguardia per l'orbita

Attualmente, il team di Revolv Space conta circa trenta persone, con un'età media inferiore ai trent'anni. La scelta di trasferire la sede operativa a Torino è stata dettata dalla recente raccolta di investimenti da fondi italiani e dalla volontà di inserirsi nella consolidata filiera aerospaziale piemontese.

Il core business dell'azienda riguarda la generazione di energia nello spazio. Il prodotto di punta, denominato Mara, è un attuatore per pannelli solari. Si tratta di un meccanismo avanzato che permette ai moduli fotovoltaici di orientarsi autonomamente e con precisione verso il sole. «In un ambiente con escursioni termiche estreme, tra -40°C e +60°C in poco più di un'ora, e dove la manutenzione è impossibile, l'affidabilità è fondamentale», sottolinea Oggionni. I prodotti sono testati per garantire una vita operativa di cinque o sette anni.

Innovazione nella catena di fornitura

Una delle strategie distintive di Revolv Space è l'approccio alla catena di fornitura. Invece di affidarsi esclusivamente a componenti spaziali certificati, costosi e di difficile reperibilità, la startup integra anche parti di derivazione terrestre o industriale. «Utilizziamo componenti come ruote dentate o cuscinetti nati per il settore automotive», rivela Oggionni. Questa scelta, sebbene rischiosa, comporta un notevole vantaggio competitivo.

I componenti vengono sottoposti a rigorosi cicli di qualifica. Se superano i test, si ottiene una significativa riduzione dei costi e l'accesso a una rete di fornitori più ampia. La tecnologia sviluppata viene poi protetta da brevetti o segreti industriali. Dopo un 2025 dedicato al consolidamento e ai primi lanci, con il prodotto Sara già operativo in orbita, Revolv Space guarda al futuro con ambizione.

Espansione e nuovi orizzonti

Il prossimo obiettivo è scalare la produzione e ampliare l'offerta. La startup sta valutando un ulteriore aumento di capitale per passare dalla vendita di singoli attuatori alla fornitura di sistemi energetici completi. L'intento è diventare un integratore di sistemi per costellazioni satellitari commerciali, istituzionali e, in prospettiva, anche per il settore della difesa.

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