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Una vasta indagine ha rivelato un grave inquinamento della falda acquifera a Molfetta, con 72 persone e 28 aziende indagate per disastro ambientale. Sostanze pericolose sono state scaricate illegalmente, causando danni irreparabili.

Inquinamento della falda acquifera a Molfetta

La falda acquifera di Molfetta è stata inquinata in modo deliberato. Le indagini della Procura di Trani hanno accertato la presenza di sostanze altamente pericolose. Arsenico, zinco, cadmio e nichel hanno contaminato il sottosuolo. Queste sostanze sono note per essere cancerogene.

Il disastro ambientale è stato causato dall'uso di pozzi disperdenti non autorizzati. Questi pozzi scaricavano direttamente i reflui industriali nella falda. L'inquinamento riscontrato è considerato irreversibile. Si potrà solo tentare di arginarne gli effetti negativi.

L'inchiesta, denominata "Ground water", ha portato a 72 indagati. Tra questi figurano 44 persone fisiche e 28 persone giuridiche. Le accuse includono disastro ambientale colposo e scarico illecito di reflui industriali.

Coinvolti dirigenti e aziende

Nel registro degli indagati compaiono dirigenti e funzionari di enti pubblici. Sono coinvolti il Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale (Asi) di Bari. Anche il settore Ambiente della Città Metropolitana di Bari è sotto inchiesta. Il Comune di Molfetta ha funzionari indagati.

Numerosi sono i titolari di imprese indagati. Le loro aziende hanno sede legale a Molfetta. Altre imprese coinvolte operano in diverse regioni italiane. L'accusa è di aver agito a scapito dell'ambiente per risparmiare costi.

La Procura ha richiesto il commissariamento giudiziale. Sono interessati il Consorzio Asi e la Spa Asi. Quest'ultima è una società partecipata dal Consorzio stesso. La richiesta mira a ripristinare la legalità e la gestione corretta.

Sequestro di beni per 150 milioni di euro

Sono stati posti sotto sequestro beni per un valore totale di 150 milioni di euro. Il sequestro riguarda 17 aziende. Sono state inoltre bloccate parti di altre 5 imprese. Sono stati sequestrati anche 11 pozzi disperdenti.

Di questi pozzi, 10 risultano essere abusivi. Il loro utilizzo ha compromesso gravemente l'equilibrio ambientale della zona. L'operazione di sequestro mira a colpire il patrimonio illecito accumulato.

Le indagini sono partite dall'analisi della zona industriale di Molfetta. Si è concentrata sulla presenza di numerosi impianti. La qualità degli scarichi che finivano nella falda è stata il fulcro dell'indagine. L'agglomerato industriale si estende per 230 ettari.

Indagini e campionamenti approfonditi

Le indagini sono state condotte dalla Capitaneria di porto. Sono state utilizzate tecniche avanzate. Sono state effettuate video-ispezioni e campionamenti. I campionamenti hanno riguardato analisi biologiche, chimiche e ingegneristiche. I risultati hanno evidenziato livelli di inquinamento estremi.

Le concentrazioni di sostanze inquinanti hanno superato i limiti di legge. In alcuni casi, lo sforamento è stato di oltre diecimila volte. Il capo della Procura di Trani, Renato Nitti, ha spiegato i dettagli. Ha sottolineato la mancata adozione di misure di prevenzione.

Questi presidi avrebbero dovuto essere attivati dal Consorzio e dalle aziende. La loro assenza ha determinato un risparmio di spesa. Questo ha reso conveniente operare nell'area, ma con un danno ambientale non sanabile. Le autorizzazioni rilasciate dal Consorzio non prevedevano lo scarico diretto.

La Città Metropolitana di Bari, competente per le autorizzazioni, non è stata interpellata. Le autorizzazioni consentivano l'uso della rete fognaria, non lo scarico abusivo. Questo ha permesso la contaminazione della falda acquifera.

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