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L'appello del segretario Spp, Aldo Di Giacomo, chiede al governo di porre fine alla detenzione dei bambini nelle carceri italiane, evidenziando la situazione critica dell'Istituto a custodia attenuata di Lauro.

Bambini detenuti in carcere con le madri

Si chiede un'azione rapida per interrompere la detenzione di bambini all'interno delle strutture carcerarie. L'appello proviene dal segretario generale del Spp, Aldo Di Giacomo. Egli si rivolge direttamente al Parlamento e al governo italiano. L'obiettivo è superare una situazione definita da Di Giacomo come «un segnale di inciviltà umana».

La sua presa di posizione nasce dalla situazione critica dell'Istituto a custodia attenuata di Lauro. Questa struttura, situata in provincia di Avellino, registra il maggior numero di bambini costretti a vivere dietro le sbarre. Attualmente, sono tredici i piccoli ospitati lì.

Un anno fa, il numero dei bambini detenuti negli Icam (Istituti a custodia attenuata) era di dodici. Questi istituti si trovano anche a Torino, Milano, Venezia e Cagliari. Il totale dei bambini coinvolti in questa situazione è di trenta.

Mancanza di sensibilità e tagli ai fondi

Il sindacalista sottolinea la mancanza di sensibilità verso questa problematica. «Se non c'è alcuna sensibilità rispetto alla barbarie di tenere i piccoli in carcere», afferma Di Giacomo. Aggiunge che diventa quindi «impensabile aspettarsi una gestione efficiente dei nostri penitenziari».

Questa inefficienza è aggravata dai recenti tagli. I tagli riguardano le risorse destinate alla giustizia minorile. La legge di bilancio prevede una riduzione di oltre il sessanta per cento di tali fondi. La situazione evidenzia una grave carenza di attenzione verso i diritti dei minori.

Di Giacomo ricorda anche le condanne europee. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu) ha emesso periodicamente sentenze di condanna contro il governo italiano. Queste sentenze riguardano proprio la questione degli Icam. Tuttavia, tali pronunciamenti non hanno prodotto effetti concreti.

L'inefficacia delle sentenze europee

Le sentenze della Cedu non hanno portato al superamento degli Icam. Non si è ancora concretizzato il passaggio a case e strutture specifiche per madri e bambini. Questo dimostra una persistente inerzia delle istituzioni.

La situazione attuale negli Icam solleva interrogativi etici e legali profondi. La detenzione di bambini in ambienti non idonei al loro sviluppo psicofisico è una violazione dei loro diritti fondamentali. La mancanza di strutture alternative adeguate aggrava ulteriormente il problema.

L'appello di Aldo Di Giacomo mira a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni. È necessario un intervento deciso per garantire un futuro migliore a questi bambini. La loro infanzia non dovrebbe essere segnata dall'esperienza della detenzione.

La legge di bilancio, con i suoi tagli drastici, rischia di peggiorare ulteriormente la situazione. Le risorse per la giustizia minorile sono già insufficienti. Una riduzione ulteriore comprometterebbe qualsiasi tentativo di miglioramento.

È fondamentale che il governo e il Parlamento agiscano con urgenza. Devono essere trovate soluzioni concrete e sostenibili. Queste soluzioni dovrebbero prevedere strutture dedicate e un supporto adeguato per le madri detenute e i loro figli. La priorità deve essere il benessere dei bambini.

La comunità internazionale, attraverso la Cedu, ha già espresso la sua posizione. Ora spetta all'Italia dimostrare un impegno reale nel rispettare i diritti dei minori. Superare la «barbarie» degli Icam è un passo necessario verso una società più giusta e civile.