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Il settore della concia vicentina guarda al futuro con un focus sull'economia circolare e la valorizzazione dell'identità locale. L'obiettivo è posizionare la pelle come parte della soluzione ai problemi ambientali e rafforzare il marchio 'Capitale della pelle' a livello nazionale.

Il futuro della concia vicentina

Mirko Balsemin, presidente uscente della sezione Pelle e Cuoio di Confindustria Vicenza, ha delineato una visione per il futuro del settore. L'incontro, moderato da Marino Smiderle e Gian Antonio Stella, ha evidenziato le sfide e le opportunità per la concia.

Balsemin ha sottolineato un cambiamento nella percezione del lavoro, specialmente tra i giovani. «Dobbiamo riportare il lavoro al centro del pensiero dei giovani», ha affermato. Il presidente uscente ha evidenziato come la concia possa essere un modello di economia circolare. La pelle, infatti, deriva dal recupero di uno scarto alimentare. «La nostra filiera è uno degli esempi più efficaci di economia circolare», ha spiegato Balsemin.

La pelle lavorata responsabilmente, secondo Balsemin, non rappresenta un problema ambientale. Al contrario, è «parte della soluzione». Questa prospettiva mira a contrastare le visioni negative sul settore.

Valorizzare l'identità e il marchio

Il concetto di “Land Identity” è centrale nella visione di Balsemin. Si tratta di trasformare una potenziale debolezza in una forza per il territorio. Riguardo al marchio “Capitale della pelle” associato ad Arzignano, Balsemin ha auspicato un'azione di sistema a livello nazionale.

«Bisogna fare sistema a livello nazionale, non nell’autoproclamazione di primati locali», ha dichiarato. L'obiettivo è ottenere la certificazione di comunità ISO 37101 e le IGP per le produzioni locali. Balsemin ha suggerito che un'amministrazione lungimirante potrebbe facilitare la donazione del marchio registrato dal Comune di Arzignano all'UNIC. Questo permetterebbe all'Italia di essere riconosciuta globalmente come l'autentica “Capitale della Pelle”.

Sono stati ricordati tre progetti significativi durante il mandato. Uno studio commissionato a Giuseppe Pulina ha chiarito le emissioni di CO2 legate alle pelli. È stata inoltre promossa un'iniziativa editoriale per celebrare gli 80 anni della sezione. Infine, è avvenuta la modifica del nome della sezione da “Concia” a “Pelle e Cuoio”.

Il lavoro e la competitività

Il dialogo tra Smiderle e Stella ha toccato il mutato concetto di lavoro. Smiderle ha notato come il lavoro non sia più il primo valore in Veneto, a differenza di trent'anni fa. Stella ha ricordato come nel 1996, solo il 4% dei giovani veneti aspirasse a un posto fisso. Oggi, questa percentuale è salita al 40%.

La gestione dell'immigrazione nel distretto della pelle della Valle del Chiampo è stata citata come un modello positivo. Stella ha evidenziato la necessità di immigrazione qualificata per l'Europa. La burocrazia è stata identificata come il principale ostacolo alla competitività europea nei mercati globali.

«Tutti parlano di snellirla ma nessuno ci ha mai provato», ha commentato Stella. Ha inoltre criticato la lentezza nell'attuazione di riforme, citando l'esempio del rigassificatore di Gioia Tauro. L'autonomia regionale, tema caro al Veneto, è rimasta inattuata nonostante le votazioni del 2017.

Il nuovo consiglio direttivo

Il nuovo consiglio della sezione Pelle e Cuoio vede la partecipazione di numerosi professionisti del settore. Tra i membri figurano Barbara Boschetti, Romina Brandellero, Paolo Castaman, Massimo Confente, Antonio Dal Molin, Rocco Lorenzo Finco, Marzia Fochesato, Roberto Gleria, Rino Mastrotto, Giuseppe Valter Peretti, Luca Pretto e Leonardo Ruffoni. A questi si aggiunge il past president Mirko Balsemin.

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