Il futuro della concia vicentina si basa sull'economia circolare e sull'identità territoriale. Il settore è visto come un modello di sostenibilità, recuperando scarti e valorizzando le risorse. Si discute anche di lavoro e competitività globale.
Il futuro della concia vicentina
Mirko Balsemin, presidente uscente della sezione Pelle e Cuoio di Confindustria Vicenza, ha delineato una visione per il futuro del settore. L'assemblea ha concluso i suoi quattro anni di mandato. Il tema centrale è stato il Nord Est come motore economico. Balsemin ha dialogato con Marino Smiderle, direttore de Il Giornale di Vicenza, e Gian Antonio Stella del Corriere della Sera. Erano presenti anche la presidente Barbara Beltrame Giacomello e il direttore Daniele Valeri. Presente pure Giorgio Xoccato, presidente della Camera di Commercio.
Balsemin ha evidenziato un cambiamento nella percezione del lavoro. I giovani oggi vedono il lavoro diversamente rispetto al passato. L'impegno e il sacrificio erano visti come chiavi del successo. Ora, è necessario riportare il valore del lavoro al centro del pensiero giovanile. Questo è un punto cruciale per il futuro del settore.
Economia circolare e identità
La concia rappresenta un esempio di economia circolare. La pelle deriva dal recupero di scarti alimentari. Non si sfruttano nuove risorse naturali. Balsemin ha definito la concia una «pietra filosofale della concretezza del futuro». La filiera è un modello efficace di sostenibilità. La pelle lavorata responsabilmente non è un problema. Anzi, è parte della soluzione.
Il concetto di “Land Identity” è fondamentale. Si tratta di trasformare una debolezza in una forza. Il marchio “Capitale della pelle” associato ad Arzignano necessita di un sistema nazionale. Non basta l'autocelebrazione locale. È prioritario ottenere la certificazione di comunità Iso 37101. Anche le Indicazioni Geografiche Protette (IGP) sono importanti. Un'amministrazione generosa potrebbe donare il marchio all'Unic. Questo renderebbe l'Italia la vera “Capitale della Pelle” nel mondo.
Balsemin ha ricordato tre progetti significativi. Uno studio di Giuseppe Pulina ha calcolato le emissioni di CO2 delle pelli. Ha chiarito mistificazioni sul tema. È stata realizzata un'iniziativa editoriale per gli 80 anni della sezione. Infine, la sezione è stata rinominata da “Concia” a “Pelle e Cuoio”.
Il lavoro e la competitività
Il dialogo tra Smiderle e Stella ha toccato il cambiamento del concetto di lavoro. Trent'anni fa, il lavoro era il primo valore in Veneto. Oggi, la situazione è diversa. Nel 1996, solo il 4% dei giovani veneti desiderava un posto fisso. Ora, questa percentuale è salita al 40%. Molti aspirano a costruire qualcosa in proprio.
L'immigrazione è stata gestita bene nel distretto della pelle della Valle del Chiampo. Questo è un modello funzionante. L'Europa ha bisogno di immigrati, specialmente quelli specializzati. La burocrazia è il principale nemico della competitività europea. Nonostante le promesse, la burocrazia non viene snellita. Si continuano ad aggiungere regole comuni.
L'autonomia è un tema discusso. Nel 2017 si è votato in Veneto per l'autonomia. Tuttavia, non ci sono stati sviluppi concreti. Le leggi non bastano senza decreti attuativi. Sul federalismo fiscale, l'unico decreto attuativo è stato per Roma Capitale. Questo nonostante l'avvio con il motto “Roma ladrona”.
Il nuovo consiglio
Il nuovo consiglio della sezione Pelle e Cuoio è composto da numerosi professionisti. Tra questi: Barbara Boschetti (Conceria Laba), Romina Brandellero (Conceria San Biagio), Paolo Castaman (Conceria Junior), Massimo Confente (3C Lavorazione Pelli), Antonio Dal Molin (Ica), Rocco Lorenzo Finco (Finco 1865), Marzia Fochesato (Fonpelli), Roberto Gleria (Conceria Leonica), Rino Mastrotto (Rino Mastrotto Group), Giuseppe Valter Peretti (Gruppo Peretti), Luca Pretto (Conceria Pasubio), Leonardo Ruffoni (Conceria del Corso). Si aggiunge, di diritto, il past president Mirko Balsemin (Nice).
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