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L'arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, ha celebrato la Festa del Lavoro presso la sartoria Kiton di Arzano. Ha criticato duramente gli infortuni sul lavoro, definendoli 'sacrifici umani sull'altare del profitto', e ha invocato un'economia più umana e attenta alla dignità dei lavoratori.

Appello per la sicurezza e dignità sul lavoro

Le parole dell'arcivescovo di Napoli, Cardinale don Mimmo Battaglia, hanno risuonato con forza. Ha definito gli incidenti sul lavoro non come semplici imprevisti. Li ha invece etichettati come «sacrifici umani sull'altare del profitto».

Queste dichiarazioni sono state pronunciate durante la Messa celebrata in occasione della Festa del Lavoro. La cerimonia si è svolta all'interno della sartoria Kiton, situata ad Arzano. L'ambiente produttivo è stato trasformato per l'occasione. Banchi da taglio e macchine da cucire sono diventati un altare.

L'evento ha visto la partecipazione di circa 400 lavoratori. Erano presenti anche i vertici aziendali. La famiglia Paone e rappresentanti istituzionali hanno preso parte alla celebrazione. Il Cardinale Battaglia ha espresso il suo profondo dispiacere.

Critica alla retorica delle 'morti bianche'

Battaglia ha rifiutato ogni forma di retorica. Ha affermato con veemenza: «Ogni volta che un operaio cade o un bracciante muore di fatica, è Cristo che continua ad essere crocifisso».

Ha respinto la definizione di «morti bianche». Secondo il Cardinale, non c'è nulla di pulito in questi eventi. Li ha definiti morti che «gridano vendetta al cospetto di Dio».

La causa di queste tragedie risiede, a suo dire, nella «logica spietata del fare di più». La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un mero costo da ridurre. Deve invece essere riconosciuta come un «diritto sacro».

La negligenza su questo fronte rischia di portare alla perdita dell'anima stessa della società. Questo monito è stato lanciato con grande determinazione.

Precariato e disoccupazione come peccato sociale

Il discorso dell'arcivescovo si è poi allargato alla stabilità democratica del Paese. Ha sottolineato come una democrazia fondata sul lavoro non possa reggersi su fondamenta instabili. Il precariato selvaggio, dove la vita lavorativa dipende da contratti mensili, rappresenta un rischio.

Battaglia ha citato l'Articolo 1 della Costituzione italiana. Ha definito la disoccupazione un «peccato sociale». La considera anche un «fallimento del Vangelo».

Ha denunciato un sistema che tratta le persone come semplici «pezzi di ricambio». Questo avviene all'interno di un ingranaggio produttivo considerato cieco.

L'arcivescovo ha evidenziato la gravità della situazione attuale.

Verso un'economia della cura e il Viale Ciro Paone

Dalla denuncia, Battaglia è passato alla proposta. Ha indicato la via di un'economia «della cura». Questo modello dovrebbe rimettere al centro la dignità umana. Deve prevalere sulla mera idolatria del profitto.

Questo messaggio ha trovato un riscontro positivo nella realtà della Kiton. L'azienda è stata fondata nel 1968 da Ciro Paone. Oggi impiega 800 persone. Continua a promuovere l'arte sartoriale napoletana nel mondo.

Per onorare questa visione di «responsabilità sociale», la giornata si è conclusa con un evento significativo. All'esterno dell'azienda si è tenuta la cerimonia ufficiale di intitolazione del «Viale Ciro Paone».

La targa è stata scoperta alla presenza del prefetto di Napoli, Michele di Bari, e del commissario prefettizio Stefania Rodà. Il viale, precedentemente noto come Viale delle Industrie, è ora un tributo permanente al fondatore.

«Questa strada da oggi porta il nome di nostro padre», ha dichiarato la figlia Maria Giovanna Paone. Ha aggiunto che ciò testimonia la continuità del suo percorso di rispetto e relazioni.

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