Una banda ha assaltato la villa dell'ex senatore Alberto Filippi a Vicenza, rubando una preziosa collezione di orologi di lusso, tra cui Rolex, per un valore stimato di tre milioni di euro. L'episodio ricorda una rapina subita dalla stessa famiglia nel 1997.
Rapina mirata a Vicenza: orologi di lusso nel mirino
Un'aggressione brutale ha scosso la tranquillità di una villa nei pressi di Vicenza. L'abitazione dell'imprenditore ed ex senatore Alberto Filippi è stata presa d'assalto da una banda di malviventi. L'azione, durata circa un'ora, ha visto la famiglia sequestrata e derubata di beni di altissimo valore.
I rapinatori hanno agito con estrema precisione, mostrando una conoscenza specifica degli oggetti da ricercare. La richiesta iniziale rivolta alla moglie dell'imprenditore è stata chiara: «Dove sono gli orologi?». Questo dettaglio suggerisce un'azione pianificata, non un furto casuale.
Tra i primi oggetti sottratti figurano preziosi segnatempo di marchi rinomati come Rolex e Patek Philippe. Successivamente, la banda ha esteso il saccheggio ad altri beni di lusso, tra cui borse firmate, pellicce e abiti d'alta moda. Il valore totale della refurtiva è stato stimato in circa tre milioni di euro.
Furto su commissione: indizi di un piano studiato
Le modalità dell'irruzione e la focalizzazione su specifici beni di lusso alimentano il sospetto di un furto su commissione. I criminali sembravano sapere esattamente cosa cercare all'interno della residenza.
La domanda specifica sugli orologi, posta subito dopo l'ingresso nella villa, rafforza l'ipotesi che i malviventi avessero informazioni preliminari sulla presenza di una collezione di valore. Questo scenario suggerisce l'operato di una banda specializzata in colpi mirati a beni facilmente rivendibili sul mercato nero internazionale.
La facilità di occultamento e la rapida commercializzazione di orologi di lusso e accessori griffati rendono questi oggetti bersagli privilegiati per organizzazioni criminali. La banda ha dimostrato professionalità nel portare a termine il colpo, scegliendo beni di rapido smaltimento.
Un precedente inquietante: la rapina del 1997
La famiglia Filippi ha già vissuto un'esperienza simile in passato. Nella notte tra il 21 e il 22 marzo del 1997, una rapina con dinamiche sorprendentemente simili colpì la villa di Zeffirino “Ceo” Filippi, zio dell'ex senatore. Anche in quell'occasione, i malviventi fecero irruzione mentre la coppia si preparava a uscire.
L'aggressione fu violenta: Zeffirino Filippi e sua moglie furono picchiati e minacciati con un coltello. L'obiettivo dei rapinatori era costringerli ad aprire la cassaforte presente nell'abitazione.
A differenza dell'episodio più recente, nel 1997 il colpo non raggiunse il suo pieno successo. I banditi non riuscirono ad accedere al caveau, protetto da adeguati sistemi di sicurezza. Si accontentarono quindi di gioielli e monili trovati in casa, dandosi poi alla fuga dopo aver rinchiuso i coniugi in una stanza. Il bottino, seppur significativo, fu stimato in decine di migliaia di euro.
Analogie tra le due rapine
A distanza di quasi trent'anni, le due rapine presentano fili conduttori evidenti. Entrambe le volte, l'irruzione è stata violenta, con i proprietari presi in ostaggio. La ricerca di beni di valore immediatamente monetizzabile è un elemento comune.
Se nel 1997 il focus era sulla cassaforte, oggi il bersaglio sembra essersi spostato verso beni più specifici e facilmente trasportabili. Orologi di lusso e accessori firmati rappresentano la nuova frontiera dei furti su commissione, data la loro alta commerciabilità e discrezione nel trasporto. Le indagini proseguono per identificare i responsabili di questo audace colpo.
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