Bergonzoni incanta Aosta con "Arrivano i Dunque"
Bergonzoni e i suoi "Dunque" sul palco di Aosta
Il comico e pensatore Alessandro Bergonzoni ha fatto tappa ad Aosta lo scorso 14 marzo 2026, portando sul palco del Teatro Splendor il suo spettacolo intitolato «Arrivano i Dunque». L'artista, noto per il suo stile inconfondibile, ha offerto al pubblico una serata all'insegna di giochi di parole e profonde riflessioni, dimostrando ancora una volta la sua capacità di evolversi e affascinare.
Accolto da una serata quasi primaverile, Bergonzoni ha presentato uno spettacolo che definisce «un'asta dei pensieri». L'obiettivo è mettere all'incanto il verso delle cose, che sia quello di un uccello o di un poeta, stimolando il pubblico a riflettere sul significato più profondo delle parole e della realtà circostante.
Giochi di parole e riflessioni profonde
Lo spettacolo si apre con Bergonzoni, vestito con un camice bianco, accanto a una scrivania-scatola ricoperta di fogli e libri. Da questo scenario, emergono i suoi celebri «dunque», frasi che mescolano umorismo e acume, come la battuta sul Parlamento definito «il più grande asilo politico del mondo». L'artista introduce anche nuovi concetti surreali, come la «crealtà» e la «congiungivite», che diventano immediatamente dei classici del suo repertorio.
Bergonzoni intreccia continuamente giochi di parole e riflessioni esistenziali. Le sue battute, a volte immediate, altre volte sorprendentemente profonde, invitano a interrogarsi sul significato delle parole e sulla nostra percezione della realtà. Un esempio è il contrasto tra fare flessioni e fare riflessioni, o l'auto-definizione come «comunquista».
Un viaggio tra ironia e amarezza
Lo spettacolo non evita temi più seri, affrontati con la consueta ironia tagliente. Bergonzoni riflette sulla condizione umana e sui problemi globali, come quando afferma: «Come abbiamo fatto ad arrivare a così tanto? Ma io mi chiedo come abbiamo fatto ad arrivare a così poco!». L'artista ricorda l'importanza di affrontare le difficoltà, anche quelle più estreme, con la metafora del dover cucire «l'orlo del precipizio».
Momenti di riflessione più intensa si alternano a battute fulminanti, come il disincanto verso l'Occidente che diventa «Uccidente». Il pubblico reagisce con applausi spontanei, percependo la profondità dei messaggi veicolati. Bergonzoni esprime anche un senso di malessere diffuso, citando luoghi di conflitto come Kiev, Gaza e l'Iran, creando un momento di sospensione e condivisione emotiva in sala.
I "dunque" finali e il saluto
Dopo quasi due ore di spettacolo, i «dunque» di Bergonzoni hanno coperto un vasto spettro di argomenti, dalle traduzioni classiche alle domande più esistenziali, come quella sulla zecca e l'acaro. Lo spettacolo si conclude con un messaggio di speranza e disponibilità: «Il peggio è passato», ha annunciato Bergonzoni, salutando il pubblico e confermando la sua intenzione di tornare presto.