Cultura

Bergonzoni incanta Aosta con "Arrivano i Dunque"

15 marzo 2026, 19:17 2 min di lettura
Bergonzoni incanta Aosta con "Arrivano i Dunque" Immagine da Wikimedia Commons Aosta
AD: article-top (horizontal)

Bergonzoni e i "Dunque" sul palco di Aosta

Il Teatro Splendor di Aosta ha ospitato una serata all'insegna del pensiero e del gioco di parole con lo spettacolo "Arrivano i Dunque" di Alessandro Bergonzoni. L'artista, noto per la sua capacità di evolversi e affinare la sua comicità, ha offerto al pubblico un'esibizione che mescola umorismo e profonda riflessione.

La serata, svoltasi in un clima quasi primaverile, ha visto Bergonzoni presentare il suo nuovo lavoro, definito dall'autore stesso come «un'asta dei pensieri dove cerco il miglior (s)offerente per mettere all'incanto il verso delle cose». L'artista ha saputo intrecciare giochi linguistici e significati nascosti, stimolando il sorriso e la meditazione degli spettatori.

L'arte del "comunquista" e le riflessioni esistenziali

Sul palco, Bergonzoni, con il suo classico camice bianco e una scrivania ricca di appunti, ha dato vita a una vera e propria «apologia di conoscenza». Tra i suoi celebri "dunque", sono emerse nuove creazioni linguistiche come «la crealtà» e «la congiungivite», che si affiancano a concetti familiari, creando un universo comico e surreale.

Lo spettacolo ha toccato temi di attualità e riflessioni esistenziali, con domande che spaziano dalla politica («Il Parlamento è il più grande asilo politico del mondo. Ma mi chiedo: perché i genitori non vengono a riprenderseli?») alla condizione umana («Come abbiamo fatto ad arrivare a così tanto? Ma io mi chiedo come abbiamo fatto ad arrivare a così poco!»). Bergonzoni si è definito un «comunquista», invitando il pubblico a una continua riflessione sul proprio posto nel mondo.

Dalla leggerezza all'amarezza, un viaggio nel pensiero

La performance ha alternato momenti di pura comicità, come la battuta «Fai dieci flessioni? Io preferisco fare dieci riflessioni!», a spunti di riflessione più amari. L'artista ha toccato corde emotive profonde, evocando sentimenti di preoccupazione globale con affermazioni come «Io sento male dappertutto. Sento male a Kiev, sento male a Gaza, sento male in Iran», creando un momento di sospensione collettiva.

Lo spettacolo ha attraversato quasi due ore di performance, spaziando da traduzioni inaspettate a domande esistenziali del tipo «Perché la zecca fa i soldi ma l’acaro no?». Bergonzoni ha concluso la serata con un messaggio di speranza, annunciando il suo ritorno e salutando il pubblico con la promessa che «il peggio è passato».

AD: article-bottom (horizontal)