Cultura

Alessandro Bergonzoni incanta Aosta con "Arrivano i Dunque"

15 marzo 2026, 08:49 2 min di lettura
Alessandro Bergonzoni incanta Aosta con "Arrivano i Dunque" Immagine generata con AI Aosta
AD: article-top (horizontal)

Bergonzoni, il "vino" che migliora col tempo

Aosta ha accolto con entusiasmo Alessandro Bergonzoni, il noto artista noto per la sua capacità di affinare il suo talento come un buon vino. In una serata quasi primaverile, il Teatro Splendor si è animato con il suo nuovo spettacolo, intitolato «Arrivano i Dunque».

Lo stesso Bergonzoni descrive la sua performance come un'«asta dei pensieri», un'occasione per mettere all'incanto il verso delle cose, che siano d'uccello o di poeta. Il pubblico ha potuto assistere al suo consueto, ma mai scontato, flusso di pensieri.

Giochi di parole e riflessioni profonde

Lo spettacolo è un intreccio di giochi di parole e significati, mirati a suscitare sorrisi e riflessioni. Bergonzoni, vestito con un camice bianco e affiancato da una scrivania-scatola piena di libri e appunti, ha definito la sua performance un'«apologia di conoscenza».

Tra le battute che hanno colpito il pubblico, quella sul Parlamento definito «il più grande asilo politico del mondo», seguita dalla domanda retorica: «Perché i genitori non vengono a riprenderseli?».

Nuovi spunti e temi cari all'artista

Le «new entry» dello spettacolo, come la «crealtà» e la «congiungivite», hanno portato una ventata di novità geniale e sbilenca, affiancate da elementi familiari e rassicuranti. Bergonzoni non ha mancato di porre domande esistenziali, intrecciando calembour immediati e riflessioni profonde sul significato delle parole e sulla nostra posizione nel mondo.

«Io sono un comunquista» ha dichiarato, invitando a una riflessione sul nostro impatto e sul nostro progresso: «Come abbiamo fatto ad arrivare a così tanto? Ma io mi chiedo come abbiamo fatto ad arrivare a così poco!».

Un messaggio universale di empatia

Lo spettacolo ha toccato anche temi più seri, come l'importanza di cucire «anche l’orlo del precipizio» e il desiderio di un «Codice della strada da fare». Bergonzoni ha espresso un senso di amarezza, affermando: «Non credere all’Occidente da quando è diventato Uccidente».

Il momento più toccante è stato quando l'artista ha condiviso il suo sentire universale: «Io sento male dappertutto. Sento male a Kiev, sento male a Gaza, sento male in Iran». Questo messaggio di empatia ha fermato l'atmosfera in teatro, suscitando un'unanime commozione.

Conclusioni e saluti

Dopo quasi due ore di spettacolo, i «dunque» sono arrivati tutti, spaziando da traduzioni classiche a domande esistenziali come «Perché la zecca fa i soldi ma l’acaro no?». Bergonzoni ha concluso con un messaggio di speranza: «Il peggio è passato. Vi saluta, quando volete, ha detto che torna».

AD: article-bottom (horizontal)