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Diciotto persone sono state colpite da misure cautelari per una presunta frode IVA internazionale nel settore delle materie plastiche. L'operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Torino e Ancona, ha portato anche al sequestro di beni per 25 milioni di euro.

Frodi IVA transnazionali nel settore delle plastiche

Un'operazione congiunta della Guardia di Finanza di Torino e Ancona ha scoperchiato una presunta frode IVA di carattere transnazionale. L'indagine si concentra sul commercio di materie plastiche. Il meccanismo fraudolento si basava sull'utilizzo di società fittizie, definite «cartiere». Queste società venivano impiegate per realizzare operazioni commerciali inesistenti. L'obiettivo era evadere l'imposta sul valore aggiunto.

Il bilancio dell'operazione è significativo. Sono state emesse diciotto misure cautelari. Di queste, otto persone sono finite in carcere. Altre tre sono state poste agli arresti domiciliari. Sono stati inoltre sequestrati beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 25 milioni di euro. La Procura europea (Eppo), ufficio di Torino, ha coordinato le indagini.

Coinvolti imprenditori e professionisti nell'indagine

Le indagini hanno messo in luce il coinvolgimento di imprenditori e professionisti. L'ipotesi di reato principale è quella di associazione per delinquere. Questa associazione sarebbe stata finalizzata alla commissione di frodi IVA. Il Giudice per le Indagini Preliminari (gip) del Tribunale di Torino ha disposto le misure. Sono state emesse complessivamente undici misure di custodia cautelare. A queste si aggiungono sette provvedimenti di interdizione.

Secondo la ricostruzione effettuata dai Nuclei di polizia economico-finanziaria di Torino e Ancona, l'organizzazione operava su più livelli. La base operativa sembra essere stata localizzata nelle Marche. Tuttavia, l'organizzazione aveva ramificazioni in diverse regioni italiane. Non solo, ma estendeva la sua influenza anche all'estero. Le società «cartiere» e «filtro» utilizzate avevano sedi in vari paesi europei.

Società fittizie in Italia e all'estero

Le società fittizie impiegate nel presunto schema fraudolento avevano sede in diversi stati. Tra questi figurano Italia, Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria. Questo dimostra la natura internazionale dell'operazione. L'uso di società in diversi paesi permetteva di creare un complesso sistema di transazioni. Queste transazioni, spesso inesistenti, servivano a giustificare flussi di denaro. Al contempo, consentivano di sottrarre ingenti somme all'erario attraverso l'evasione dell'IVA.

L'operazione ha richiesto un'intensa attività investigativa. La collaborazione tra le procure e le forze dell'ordine di diversi paesi è stata fondamentale. La Guardia di Finanza ha impiegato risorse significative per tracciare i flussi finanziari. L'obiettivo era identificare tutti i soggetti coinvolti. L'indagine mira a colpire l'intera rete criminale. Si punta a recuperare i beni sottratti al fisco. La notizia è stata diffusa dall'agenzia ANSA.

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