La consigliera regionale FdI Mirella Battistoni critica l'attribuzione di responsabilità per le crisi industriali al Governo Meloni. Sottolinea come le delocalizzazioni siano frutto di politiche decennali, non di scelte attuali.
Crisi industriali frutto di scelte passate
Le attuali difficoltà industriali del territorio non sono recenti. Sono il risultato di processi produttivi e decisioni politiche avvenute nel corso di molti anni. Le politiche europee e i governi precedenti hanno spinto verso la delocalizzazione. Questo è quanto afferma la consigliera regionale di Fratelli d'Italia, Mirella Battistoni. La politica è stanca di sentire attribuire colpe al Governo Meloni. Non accetta che vengano scaricate responsabilità al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. Le vertenze Beko ed Electrolux non sono colpa loro.
Battistoni ricorda la destinazione dei fondi europei. Sono pensati per ridurre le disparità tra le regioni dell'Unione. Le risorse maggiori vanno ai Paesi con un PIL più basso. L'Italia stessa ha incentivato l'internazionalizzazione delle imprese. Strumenti come la legge n. 394 del 1981 e la legge n. 100 del 1990 lo dimostrano. Queste leggi, gestite da Simest, hanno favorito la creazione di joint venture. Hanno anche sostenuto insediamenti produttivi all'estero.
Politiche che hanno favorito l'espatrio produttivo
Queste politiche hanno agevolato il trasferimento di produzioni. Hanno spostato competenze, know-how e funzioni manageriali. Questo è avvenuto verso Paesi con costi del lavoro inferiori. Anche la pressione fiscale era più bassa in quelle nazioni. Per anni, le normative hanno persino ostacolato il 'reshoring'. Il reshoring è il ritorno in Italia delle attività produttive. Le attività che erano state precedentemente delocalizzate.
Per illustrare meglio il concetto, Battistoni cita la vertenza Beko. Questa situazione affonda le sue radici nel 2014. Allora ci fu l'acquisizione di Indesit Company da parte di Whirlpool. L'allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, definì quell'operazione 'fantastica'.
Il caso Electrolux e i finanziamenti europei
Una dinamica simile riguarda Electrolux. La consigliera regionale di FdI spiega che nel 2017 l'azienda ha acquisito Best. Best era una storica azienda produttrice di cappe da cucina. La sua sede era a Cerreto d'Esi. Nel maggio 2026, la multinazionale svedese ha annunciato la chiusura totale dello stabilimento. Questo comporterà il licenziamento di circa 170 lavoratori. Il paradosso, scrive Battistoni, è che nel dicembre 2024 Electrolux ha ricevuto un finanziamento. La Banca europea per gli investimenti ha erogato 200 milioni di euro. Questi fondi sono destinati a ricerca e sviluppo in vari Paesi europei.
Il Governo e il ministro Urso stanno lavorando attivamente. Vogliono assicurarsi che le multinazionali rispettino gli impegni presi. Si monitorano anche le prescrizioni legate all'uso della Golden Power. La direzione intrapresa è chiara. Si vuole tutelare il Made in Italy. Si vuole sostenere le imprese radicate nei territori. L'obiettivo è salvaguardare la proprietà intellettuale. Si punta a proteggere le produzioni e i posti di lavoro. Fondamentale è anche la tenuta sociale delle comunità.
Appello per un cambio di rotta europeo
Secondo Battistoni, il vero cambiamento deve partire dall'Europa. È necessario abbandonare una strategia che ha favorito l'offshoring. L'offshoring verso Paesi con costi più bassi deve finire. Bisogna promuovere con decisione il reshoring. Questo significa riportare le produzioni nei territori d'origine. Le vertenze Beko ed Electrolux non sono nate oggi. Non possono essere usate per una polemica politica di breve termine. Ora servono unità, fermezza e responsabilità. È necessario difendere ogni posto di lavoro. Bisogna costruire una politica industriale europea efficace. Una politica che premi chi investe, produce e mantiene gli impegni nei nostri territori. Le Marche chiedono regole e strumenti precisi. Questi devono permettere al loro patrimonio manifatturiero di competere. Devono consentire di innovare e continuare a creare futuro.