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La programmazione 2026 per i percorsi di reinserimento dei detenuti nelle Marche appare poco chiara. L'ex garante Andrea Nobili solleva dubbi sulla continuità dei progetti, essenziali per la prevenzione della recidiva.

Dubbi sulla programmazione regionale 2026

La programmazione per l'anno 2026 relativa ai percorsi destinati ai detenuti e al loro reinserimento sociale non risulta chiara. Questa incertezza è stata sollevata dal consigliere regionale di Avs Marche, Andrea Nobili. L'ex garante regionale dei diritti ha presentato un'interrogazione formale alla giunta regionale. L'atto si concentra sulla legge regionale n. 28/2008. Questa normativa disciplina gli interventi trattamentali, educativi e di inclusione sociale. La legge include anche i percorsi per i minorenni.

Nobili ha sottolineato la gravità della situazione. Le carceri marchigiane soffrono di un marcato sovraffollamento. In questo contesto, il governo regionale non può trascurare il supporto ai percorsi educativi. È fondamentale anche la prevenzione della recidiva. La mancanza di chiarezza rischia di interrompere progetti importanti.

Appello per detenuti e minorenni

È essenziale non dimenticare le persone detenute. Altrettanto importante è l'attenzione verso i minorenni sottoposti a provvedimenti giudiziari. Questo è particolarmente vero in una fase di sovraffollamento e emergenza del sistema penitenziario nelle Marche. Nonostante ciò, gli interventi trattamentali, educativi e di inclusione sociale previsti per l'anno in corso non appaiono definiti con chiarezza. Questi percorsi sono di primaria importanza. Riguardano misure alternative alla detenzione e interventi sul territorio.

L'interrogazione mira a fare luce sullo stato di attuazione della legge regionale di riferimento. Questa norma ha istituito un sistema integrato di interventi. L'obiettivo è supportare sia gli adulti che i minorenni sottoposti a provvedimenti giudiziari. La legge prevede, ad esempio, formazione professionale. Include anche progetti educativi, accompagnamento familiare e sostegno scolastico. Sono previsti percorsi territoriali di inclusione.

Rischi di interruzione e marginalizzazione

L'interrogazione evidenzia come questo strumento sia concreto per la sicurezza sociale. Serve alla prevenzione della recidiva e al sostegno dei percorsi educativi. Si rivolge a persone detenute, soggetti in esecuzione penale esterna e minorenni coinvolti in procedimenti penali. L'assenza di chiarezza sugli strumenti per il 2026 comporta un rischio concreto. Si potrebbero interrompere percorsi già avviati. Questo comporterebbe la dispersione di competenze acquisite. Potrebbe compromettere il reinserimento sociale e la crescita personale. Le opportunità di riscatto verrebbero meno.

Queste opportunità sono preziose, soprattutto per i minorenni. Per chi sta scontando una pena e per chi è inserito in percorsi educativi e di reinserimento, la continuità è fondamentale. Servono responsabilizzazione, accompagnamento sociale e giustizia riparativa. Le gravi criticità degli istituti penitenziari marchigiani non devono penalizzare l'attuazione di questi diritti. Ogni vuoto operativo rischia di trasformarsi in marginalizzazione sociale.

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