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La Beko di Fabriano affronta un nuovo periodo di difficoltà con cassa integrazione e chiusure. La Fiom Cgil chiede maggiore chiarezza sugli investimenti e sull'occupazione, con un tavolo di confronto previsto al Ministero.

Nuovi stop alla produzione Beko

Lo stabilimento Beko di Melano di Fabriano, in provincia di Ancona, si prepara a un mese di ottobre particolarmente critico. La Fiom Cgil ha comunicato che una parte della fabbrica sarà interessata da cassa integrazione per tutte le giornate del mese. Inoltre, è stata annunciata la fermata completa dell'impianto per il periodo compreso tra il 26 e il 30 ottobre. Questa situazione si verifica nonostante un aumento dei volumi di lavoro. Tale incremento riguarda però esclusivamente il magazzino spedizioni, un'attività che non coinvolgerà il personale dipendente della Beko.

Incontro al Ministero per discutere gli accordi

Per affrontare la delicata situazione, è stato convocato un tavolo di controllo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). L'incontro si terrà l'8 ottobre alle ore 11. L'obiettivo è monitorare l'attuazione dell'accordo sottoscritto il 14 aprile 2025. Durante il confronto si dovranno sciogliere diversi nodi cruciali, in particolare quelli legati agli investimenti promessi e alla salvaguardia dell'occupazione. La Fiom Cgil esprime preoccupazione per il futuro dei lavoratori.

Le preoccupazioni della Fiom Cgil

Pierpaolo Pullini, membro della segreteria provinciale Fiom e responsabile per il distretto di Fabriano, ha chiarito la natura del lavoro aggiuntivo. «Non stiamo parlando di produzione di piani cottura», ha spiegato Pullini. Si tratta invece di spedizioni di prodotti realizzati altrove. Questa attività sarà gestita da una società di logistica esterna, con cui la multinazionale ha accordi commerciali. A causa di questi contratti, l'azienda ha rifiutato di impiegare il personale interno per gestire questo picco di lavoro. Il sindacato ha proposto di internalizzare questa attività. L'obiettivo è offrire impiego a parte dei lavoratori attualmente in cassa integrazione. La cassa integrazione è dovuta alla carenza di volumi produttivi, influenzata dalle dinamiche di mercato e da una presunta mancanza di investimenti strategici. Anche alcune scelte commerciali non ottimali sono indicate come causa.

L'azienda rifiuta l'internalizzazione

La risposta dell'azienda alla proposta di internalizzazione è stata negativa. Pullini ha riportato che la Beko «non intende procedere in questa direzione», citando come esempio quanto avvenuto a Cassinetta. L'azienda ha comunque assicurato che l'attività di logistica non sarà completamente esternalizzata. Pullini ha definito questa posizione «certamente non soddisfacente». Il sindacalista ha richiamato la Beko agli impegni presi con l'accordo. Questi impegni riguardano investimenti, salvaguardia e rilancio dello stabilimento. Pullini ha ricordato che nello stabilimento di Melano sono uscite più persone rispetto a quelle previste dal piano occupazionale. A questi lavoratori deve essere garantito un impiego, non solo attraverso l'internalizzazione di nuove attività, ma anche cercando opportunità dove già esistono.

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