Un'impresa di autotrasporto su cinque potrebbe cessare l'attività entro fine anno a causa dell'elevato costo del gasolio. La crisi di liquidità, aggravata dall'aumento dei prezzi del carburante, mette a repentaglio oltre 13.000 aziende italiane.
Crisi autotrasporto: impatto del caro gasolio
Un'azienda di autotrasporto su cinque rischia la chiusura. La causa principale è la persistente crisi di liquidità. Questo scenario si verificherebbe se il prezzo del gasolio rimanesse costantemente sopra i 2 euro al litro fino alla fine del 2026.
La stima proviene dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre. Su 67.350 imprese attive in Italia, oltre 13.000 sarebbero a rischio.
L'aumento del costo del carburante non solo si riflette sul prezzo finale per il cliente. Rappresenta soprattutto una grave minaccia alla sostenibilità finanziaria delle aziende. Il gasolio costituisce circa il 30% dei costi operativi totali.
Questa voce di spesa è la più significativa, insieme a quella del personale. Molti trasportatori operano con contratti a lungo termine. Le tariffe fisse vengono negoziate mesi prima dell'effettiva erogazione del servizio.
Aumento costi carburante e impatto finanziario
Un incremento del prezzo del carburante del 24%, come avvenuto dall'inizio del conflitto nel Golfo, impone ai trasportatori di anticipare somme ingenti. La situazione è ancora più critica se si considera l'aumento rispetto alla fine dell'anno precedente.
Confrontando i dati con il 31 dicembre scorso, l'incremento è stato del 30,6%. Questo si traduce in un aumento di 0,50 euro al litro.
Un mezzo pesante può contenere circa 500 litri di gasolio. Fare il pieno ora costa 1.067 euro. Si tratta di 207 euro in più rispetto a un mese e mezzo fa. Rispetto alla fine dell'anno scorso, la spesa aggiuntiva è di 250 euro.
Per rifornire un singolo mezzo pesante nel corso di quest'anno, il proprietario dovrebbe spendere 76.860 euro. Questa cifra è quasi 17.500 euro superiore rispetto al 2025.
Declino del settore e dati storici
Le difficoltà nel settore dell'autotrasporto non sono recenti. Negli ultimi 10 anni, il numero totale di imprese è diminuito significativamente. Si parla di 19.241 unità in meno.
Nel 2015, le aziende erano 86.590. Nel 2025, questo numero è sceso a 67.349. La contrazione complessiva è del 22,2%.
A livello regionale, la Valle d'Aosta registra la contrazione più marcata, con un calo del 34,1% (29 aziende in meno). Seguono le Marche con il 33,4% (1.062 aziende in meno) e il Lazio con il 32,5% (2.238 aziende in meno).
Anche il Friuli Venezia Giulia (-30,5%, 449 aziende in meno) e la Sardegna (-30,2%, 722 aziende in meno) mostrano dati preoccupanti. L'unica regione con un saldo positivo è il Trentino-Alto Adige, con un aumento del 12,1% (165 aziende in più).
Concorrenza estera e concentrazione territoriale
Nel Nord Italia, in particolare, si è avvertita la forte concorrenza dei vettori stranieri. I trasportatori provenienti dai paesi dell'Europa dell'Est hanno rappresentato una sfida significativa.
Analizzando i dati provinciali, Napoli è la provincia con il maggior numero di imprese nel settore, con 3.984 attività. Milano segue con 3.102, poi Roma con 2.854, Torino con 2.153 e Salerno con 1.724.
Queste cinque province da sole rappresentano oltre il 20% del totale nazionale. La provincia di Imperia ha subito la contrazione più pesante tra il 2015 e il 2025, con un calo del 40,2% (90 aziende in meno).
Roma (-39,4%, 1.854 aziende in meno) e Ancona (-39,3%, 354 aziende in meno) seguono nella classifica delle maggiori riduzioni.
Le province che hanno registrato un incremento nell'ultimo decennio sono state Caserta con un +5,2% (56 aziende in più), Palermo con un +12,9% (123 aziende in più) e Bolzano con un +35,7% (213 aziende in più).