Un uomo di 46 anni è stato condannato ad Ancona per aver ricattato una giovane donna con foto intime. La pena è di 1 anno e 8 mesi.
Condanna per ricatto e diffusione di materiale intimo
Si è concluso con una sentenza di condanna il processo a carico di un uomo di 46 anni residente a Falconara. La giudice Ludovica Monachesi ha emesso il verdetto.
L'imputato è stato ritenuto responsabile di detenzione e diffusione di materiale pornografico. Questo reato è comunemente noto come revenge porn. La sua condotta è stata riqualificata da tentata estorsione.
La pena inflitta è di 1 anno e 8 mesi di reclusione. L'uomo era difeso dall'avvocato Marco Flavio Torelli. Il processo aveva preso avvio per fatti accaduti tra settembre e novembre del 2022.
L'incontro e le foto compromettenti
I fatti risalgono a un periodo specifico. L'uomo aveva conosciuto una studentessa di 25 anni. L'incontro avvenne in uno stabilimento balneare situato a Falconara.
Dopo una serata caratterizzata dall'assunzione di alcolici, la giovane si era spogliata. In quel frangente, l'uomo le aveva scattato delle fotografie intime. Questi scatti sarebbero poi diventati oggetto di ricatto.
La mattina seguente, la ragazza si trovava alla guida della sua automobile. Si trattava di una Bmw X3. L'incidente avvenne ad Ancona.
L'incidente e la richiesta di risarcimento
La vettura della studentessa uscì di strada ad Ancona. L'incidente causò danni per circa 3mila euro. La giovane non riuscì a provvedere al risarcimento dovuto.
L'uomo decise quindi di agire in modo illecito. Il 4 ottobre, inviò al padre della ragazza un'immagine intima della figlia. L'invio avvenne tramite messaggio.
L'uomo minacciò di pubblicare la foto su Facebook. La sua richiesta era chiara: «Paga o le diffondo».
La denuncia e le indagini
Il padre e la figlia, spaventati dalle minacce, si rivolsero alle autorità. Hanno sporto denuncia presso i carabinieri di Matera. È la città di residenza della famiglia.
A seguito della denuncia, sono state avviate le indagini. È stata effettuata una perquisizione. Durante questa operazione, è stato sequestrato il telefono dell'uomo.
Sul dispositivo erano presenti gli scatti compromettenti. Questi elementi sono stati fondamentali per il prosieguo del procedimento giudiziario.
La testimonianza in aula
Durante il processo, la giovane vittima è stata chiamata a testimoniare. Ha riconosciuto senza ombra di dubbio la fotografia che le era stata inviata.
Anche il padre ha deposto in aula. Ha descritto le pressioni subite dall'uomo. Ha confermato le minacce ricevute per ottenere il risarcimento dei danni.
La giudice ha quindi riqualificato il reato. La tentata estorsione è diventata esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La responsabilità per la detenzione e diffusione di materiale pornografico è rimasta confermata.
Domande frequenti
Qual è stata la pena inflitta al 46enne di Falconara?
Perché la ragazza ha denunciato l'uomo ai carabinieri di Matera?
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