Condividi

Due uomini sono accusati di aver ucciso quattro braccianti ad Amendolara. La difesa sostiene che il movente non sia legato allo sfruttamento lavorativo, ma a questioni personali. La decisione del Tribunale del Riesame è attesa a breve.

Movente alternativo al caporalato

La difesa dei due indagati pakistani ha presentato una nuova ipotesi al Tribunale del Riesame di Catanzaro. Gli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli hanno suggerito un movente diverso da quello del caporalato. I loro assistiti, Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi 31enni, sono detenuti in carcere. Sono accusati dell'omicidio dei braccianti Waseem Khan (29 anni), Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27). Le vittime, di nazionalità pakistana e afghana, furono uccise il primo giugno scorso ad Amendolara.

La Procura di Castrovillari ha richiesto la conferma della custodia cautelare in carcere. La difesa, invece, contesta le aggravanti contestate. I giudici si sono riservati di decidere. La sentenza dovrebbe essere comunicata prossimamente.

Indagini difensive e fatti personali

L'avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena ha dichiarato che la loro ricostruzione dei fatti differisce da quella dell'accusa. «Abbiamo fornito una diversa ricostruzione relativamente al movente», ha spiegato il legale. «Non c'entra niente con i motivi di lavoro e con il caporalato». Secondo le indagini difensive, le ragioni dietro il tragico evento non sarebbero legate allo sfruttamento lavorativo. Si tratterebbe invece di «fatti personali tra di loro».

Il legale ha descritto le incomprensioni come «molto cruente». Ha aggiunto che ci sono stati litigi violenti la mattina stessa dei fatti. Le discussioni sarebbero degenerate con il lancio di pietre e bottiglie. «Insomma c'è stato un alterco molto violento», ha sottolineato l'avvocato. Le testimonianze raccolte e gli elementi acquisiti durante le indagini difensive supportano questa diversa motivazione.

Richiesta di attenuazione della misura cautelare

La difesa ha avanzato al Tribunale del Riesame la richiesta di attenuazione delle misure cautelari. Gli avvocati puntano a ottenere gli arresti domiciliari per i loro assistiti. La Procura, al contrario, ha insistito per il mantenimento della detenzione in carcere. La decisione dei giudici è attesa e potrebbe portare a un cambio di scenario per i due indagati.

Le indagini proseguono per chiarire definitivamente la dinamica e le motivazioni che hanno portato alla morte dei quattro braccianti. La comunità di Amendolara attende risposte per comprendere appieno la tragica vicenda che ha scosso la zona.