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Milioni di metri cubi d’acqua preziosa finiscono inutilmente nel mare, mentre il territorio di Agrigento soffre la siccità. Il deputato regionale Michele Catanzaro chiede un intervento urgente della Regione Siciliana per fermare questo spreco.

Spreco idrico dalle dighe: un paradosso agrigentino

Un paradosso inaccettabile sta minando le riserve idriche della provincia di Agrigento. Enormi quantità d’acqua, provenienti dalle importanti dighe Gammauta e Castello, vengono disperse nel mare. Questo avviene mentre la popolazione e gli agricoltori locali affrontano una crisi idrica sempre più grave. La situazione è stata portata all’attenzione pubblica dall’associazione Liberi Agricoltori, che ha definito lo scenario attuale insostenibile. La loro segnalazione ha spinto il capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea Regionale Siciliana (Ars), Michele Catanzaro, a prendere posizione. Egli ha annunciato la presentazione di un’interrogazione urgente per affrontare la questione.

L’emergenza idrica non è un fenomeno nuovo per il territorio agrigentino. Si protrae ormai da diversi anni, rendendo la dispersione di risorse idriche ancora più grave. Catanzaro ha sottolineato come sia intollerabile continuare a perdere acqua. Queste preziose riserve potrebbero invece essere destinate a usi fondamentali. Parliamo sia dell’approvvigionamento per le abitazioni, sia del sostegno indispensabile per le attività agricole. L’agricoltura rappresenta un settore vitale per l’economia locale. La sua sofferenza a causa della siccità ha ripercussioni sull’intera comunità.

La diga Castello, in particolare, possiede una capacità significativa. Può garantire fino a 200 litri al secondo per l’uso potabile. Inoltre, il collegamento con la diga Gammauta permetterebbe il trasferimento di volumi d’acqua considerevoli. Si parla di oltre 5 milioni di metri cubi annui. Nonostante questo potenziale, una concessione in essere con Enel, valida fino al 2029, sta dirottando verso il mare circa 1000 litri al secondo. Questa quantità d’acqua, una volta raggiunta la foce, diventa di fatto irrecuperabile per il consumo umano o agricolo. La gestione attuale appare quindi in netto contrasto con l’interesse pubblico primario.

L'intervento di Michele Catanzaro all'Ars

Di fronte a questo scenario preoccupante, il deputato Michele Catanzaro ha ribadito la necessità di un intervento immediato da parte della Regione Siciliana. La sua interrogazione parlamentare mira a sollecitare azioni concrete e rapide. Tra le proposte avanzate dal deputato, spicca la richiesta di una revisione della concessione attualmente in vigore. L’obiettivo è introdurre meccanismi automatici di gestione. Questi dovrebbero consentire il trasferimento dell’acqua verso la diga Castello. Il trasferimento avverrebbe automaticamente quando i livelli idrici scendono al di sotto di una soglia critica. Tale soglia è stata identificata in 11 milioni di metri cubi.

Questa misura garantirebbe una riserva strategica, prevenendo situazioni di emergenza acuta. Catanzaro ha inoltre posto l’accento sull’importanza della trasparenza. Ha chiesto l’installazione di misuratori di flusso. Questi dispositivi dovrebbero essere posizionati in modo strategico e i loro dati resi accessibili al pubblico. Una maggiore trasparenza nella gestione della risorsa idrica è fondamentale per ristabilire la fiducia dei cittadini. Permetterebbe inoltre un monitoraggio efficace dell’utilizzo dell’acqua.

In alternativa alla revisione, il parlamentare regionale ha ipotizzato anche scenari più drastici. Tra questi, la revoca della concessione attualmente in essere. Parallelamente, si dovrebbe procedere al potenziamento della bretella di collegamento tra le due dighe. Un ampliamento dell’area di raccolta fino a 171 chilometri quadrati potrebbe aumentare significativamente la capacità di stoccaggio complessiva. Queste proposte mirano a massimizzare la disponibilità d’acqua per il territorio.

Il deputato ha concluso il suo appello con un richiamo alla responsabilità politica. La Regione ha il dovere di agire con decisione. Deve rivedere o revocare concessioni che non servono più l’interesse pubblico. È necessaria una scelta politica chiara e inequivocabile. La priorità deve essere data ai bisogni dei cittadini e al sostegno del settore agricolo. La gestione delle risorse idriche è una questione strategica per il futuro della Sicilia.

Contesto geografico e normativo

Le dighe Gammauta e Castello sono infrastrutture idrauliche cruciali per la provincia di Agrigento. Si trovano in un territorio caratterizzato da un clima mediterraneo, con estati calde e secche e inverni piovosi ma spesso insufficienti a colmare il deficit idrico accumulato. La provincia di Agrigento, situata nella parte sud-occidentale della Sicilia, dipende fortemente dall’agricoltura, in particolare dalla coltivazione di ulivi, mandorli, agrumi e ortaggi. La disponibilità d’acqua è quindi un fattore determinante per la sopravvivenza economica e sociale di questa vasta area.

La normativa italiana sulla gestione delle risorse idriche è complessa e si basa su principi di tutela ambientale e di uso sostenibile. Il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006) e le leggi regionali definiscono le competenze e le procedure per l’autorizzazione di scarichi, concessioni di derivazione d’acqua e gestione dei bacini idrografici. La gestione delle dighe, spesso affidata a enti pubblici o a società concessionarie, deve rispettare specifici vincoli ambientali e garantire il soddisfacimento dei fabbisogni primari, come l’uso potabile e quello irriguo.

Le concessioni per la produzione di energia idroelettrica, come quella in essere con Enel, sono soggette a normative specifiche che bilanciano l’interesse energetico con quello della risorsa idrica. La possibilità di revisione o revoca di tali concessioni è prevista in casi di mancato rispetto degli obblighi o di sopravvenuto contrasto con l’interesse pubblico. L’intervento di Michele Catanzaro si inserisce in questo quadro normativo, chiedendo alla Regione Siciliana di esercitare i propri poteri di vigilanza e controllo per correggere una situazione ritenuta dannosa per la collettività.

Precedenti e implicazioni

La problematica dello spreco d’acqua e della gestione inefficiente delle risorse idriche non è nuova in Sicilia e in altre regioni del Sud Italia. Numerosi episodi di siccità prolungata hanno messo in luce le fragilità del sistema idrico, spesso aggravate da infrastrutture obsolete, perdite nelle reti di distribuzione e una pianificazione non sempre adeguata. La gestione delle dighe, in particolare, è spesso al centro di dibattiti accesi, soprattutto quando si sovrappongono interessi diversi, come quello energetico, agricolo e civile.

In passato, sono state avanzate proposte simili per ottimizzare la gestione delle dighe siciliane, spesso rimaste inascoltate o parzialmente attuate. La mancanza di decisioni politiche coraggiose e tempestive ha contribuito ad aggravare la crisi idrica in diverse aree dell’isola. L’interrogazione di Catanzaro rappresenta un tentativo di riaccendere i riflettori su un tema cruciale, sollecitando un’azione concreta da parte dell’amministrazione regionale. La trasparenza nella gestione delle risorse idriche, attraverso la pubblicazione dei dati di flusso, è un passo fondamentale per prevenire abusi e garantire un uso equo dell’acqua.

Le implicazioni di una gestione inefficiente delle dighe vanno oltre la semplice carenza d’acqua. Possono avere ripercussioni significative sull’economia agricola, sulla produzione alimentare e sulla stabilità sociale. La siccità cronica può portare all’abbandono delle terre, alla perdita di posti di lavoro e all’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli. Pertanto, un intervento risolutivo sulla gestione delle dighe Gammauta e Castello non è solo una questione tecnica, ma una necessità strategica per il futuro del territorio agrigentino e dell’intera Sicilia. La richiesta di dare priorità ai cittadini e all’agricoltura è un appello forte a un cambio di rotta.