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Tensioni e minacce hanno segnato l'inizio del processo per l'omicidio di Martina Carbonaro a Napoli. Le forze dell'ordine sono intervenute per sedare gli animi tra i parenti della vittima e dell'imputato.

Inizio burrascoso del processo

L'aula 115 del nuovo tribunale di Napoli è stata teatro di forti tensioni. Urla e minacce sono volate tra i familiari della giovane Martina Carbonaro e quelli del suo ex fidanzato, Alessio Tucci. Quest'ultimo è imputato per omicidio volontario pluriaggravato. Le forze dell'ordine sono dovute intervenire prontamente. Hanno dovuto sgomberare l'area riservata ai parenti dell'imputato. Lì si erano radunati i congiunti di Tucci.

Martina venne uccisa con colpi di pietra ad Afragola, in provincia di Napoli. Il tragico evento risale al 25 maggio 2025. Il suo corpo fu ritrovato il giorno successivo. Era nascosto sotto un cumulo di scarti edili.

Costituzione di parte civile

Diverse entità hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo. Tra queste figurano il comune di Afragola. Hanno aderito anche la fondazione Polis e Cam Telefono Azzurro. Queste associazioni mirano a sostenere la famiglia della vittima. Vogliono ottenere giustizia per la giovane Martina.

Le parole della madre di Martina

All'esterno del tribunale, la madre di Martina Carbonaro, Fiorenza Cossentino, ha espresso il suo dolore. Ha invocato una pena severa per l'assassino, auspicando «fine pena mai». Ha descritto la sua sofferenza quotidiana, affermando: «ogni giorno indosso una maschera, ma sto malissimo». La sua richiesta è chiara: «giustizia per mia figlia».

Il processo vede Alessio Tucci, ex fidanzato di Martina e all'epoca dei fatti diciannovenne, accusato di omicidio volontario pluriaggravato. La Corte d'Assise di Napoli presiede il dibattimento. La famiglia di Martina ha organizzato una fiaccolata. Si terrà il 26 maggio, anniversario del femminicidio, in sua memoria.

Caos anche dopo l'udienza

Le intemperanze non si sono limitate all'inizio dell'udienza. Anche al termine della prima sessione, l'atmosfera è rimasta tesa. Il padre della vittima ha gridato: «Vogliono uccidere anche me, dopo avermi ucciso la figlia». Le sue parole sono state pronunciate tra urla e lacrime.

Il giudice ha rinviato l'udienza al prossimo 26 giugno. Questo dopo le costituzioni di parte civile. La presenza massiccia delle forze dell'ordine, tra Polizia di Stato e Carabinieri, è stata fondamentale. Hanno garantito l'ordine nell'aula 115 del tribunale di Napoli.

Minacce al padre della vittima

Il padre di Martina Carbonaro ha rivelato di aver ricevuto minacce dal padre dell'imputato, Domenico Tucci. Quest'ultimo si trovava nell'area riservata ai parenti dell'imputato. Il padre di Martina ha descritto l'episodio: «aveva gli occhiali sul viso come fosse il professore vesuviano (il boss Raffaele Cutolo)». Ha aggiunto: «dopo avermi ucciso la figlia voleva uccidere anche me».

Prima dell'inizio dell'udienza, sono volate parole grosse. Entrambe le famiglie si sono scambiate minacce, simulando il gesto del taglio della testa. L'avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia Carbonaro, ha sottolineato la gravità della situazione. Ha dichiarato: «Dopo l'omicidio anche le minacce». Ha chiesto supporto psicologico per la famiglia della vittima. «Questa famiglia ha bisogno di aiuto», ha insistito.

La madre di Martina ha ribadito il suo profondo dolore. «Il vero dramma lo stiamo subendo noi», ha affermato. Ha aggiunto: «mia figlia è in una tomba, ad Afragola. Lui, l'assassino, potrà uscire di carcere e godersi la vita».

Misure di sicurezza per le prossime udienze

A causa delle intemperanze verificate, il presidente della Corte d'Assise ha preso una decisione. Per le prossime udienze, l'imputato Alessio Tucci parteciperà in videoconferenza. Questa misura mira a prevenire ulteriori disordini e a garantire la sicurezza all'interno del tribunale di Napoli.

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