Una ex fidanzata di Alessio Tucci, imputato per l'omicidio di Martina Carbonaro, ha testimoniato in aula. Ha rivelato di aver temuto per la propria vita, temendo che le potesse accadere lo stesso destino della 14enne. La madre della vittima chiede giustizia e la sedia elettrica per l'assassino.
Testimonianza choc in tribunale a Napoli
Si è svolta presso la Corte di Assise di Napoli un'udienza cruciale nel processo che vede imputato Alessio Tucci. L'uomo è accusato dell'omicidio volontario pluriaggravato di Martina Carbonaro, una ragazza di soli 14 anni. La giovane fu uccisa il 26 maggio 2025 ad Afragola, in provincia di Napoli, con numerosi colpi di pietra.
A deporre è stata un'ex fidanzata di Tucci. Le sue parole hanno gettato nuova luce sulla personalità dell'imputato e sui potenziali pericoli corsi da chi gli stava vicino. La donna ha raccontato di essere stata portata da Alessio in un casolare isolato prima di Pasqua del 2025. Durante quella visita, ha confessato di aver provato una sensazione di profonda inquietudine.
«Avevo solo una sensazione strana: che potevo essere anche io la vittima», ha dichiarato in aula. Queste parole sono state pronunciate rispondendo alle domande dell'avvocato Sergio Pisani. Quest'ultimo rappresenta i genitori della vittima, presenti in tribunale con una maglietta rosa recante la scritta «Giustizia per Martina: mai più sola, mai più vittima».
La testimonianza ha evidenziato come l'episodio vissuto dall'ex fidanzata possa essere stato un presagio di quanto accaduto a Martina. La ragazza ha chiaramente fatto intendere che la violenza subita dalla 14enne avrebbe potuto facilmente estendersi anche a lei. La sua deposizione ha aggiunto un tassello importante alla ricostruzione dei fatti e alla delineazione del profilo dell'imputato.
La madre di Martina chiede giustizia e pene severe
Fuori dal palazzo di giustizia, la madre di Martina, Enza Cossentino, ha espresso tutto il suo dolore e la sua rabbia ai giornalisti. Le sue parole sono state dirette e senza filtri, manifestando un desiderio di giustizia incrollabile.
«Io Tucci l'ho trattato come un figlio e lui mi ha pugnalato», ha affermato con voce rotta dall'emozione. Ha poi aggiunto: «Non capisco come si può uccidere una creatura come lei». La signora Cossentino si è definita «una morta che cammina», sottolineando il profondo impatto che la perdita della figlia ha avuto sulla sua vita.
«Dopo che avrò avuto giustizia il Padreterno mi può anche chiamare», ha confidato, esprimendo un desiderio di pace che arriverà solo con la certezza della pena per l'assassino. La sua richiesta più dura è stata rivolta direttamente all'imputato: «Io a Tucci darei la sedia elettrica».
La Corte di Assise ha accolto la richiesta di far deporre l'imputato, Alessio Tucci, reo confesso. La sua deposizione è fissata per il prossimo 10 novembre. Sarà presente in aula, ma protetto da un paravento, per evitare un contatto visivo diretto con i familiari della vittima.
«Sarà in aula? Già ho l'ansia», ha confessato Enza Cossentino, manifestando la sua apprensione per l'imminente confronto. Il suo desiderio è che vengano inflitti «due ergastoli», sottolineando che, sebbene l'imputato possa un giorno uscire dal carcere, sua figlia rimarrà per sempre una vittima a soli 14 anni.
«Voglio che Tucci mi guardi negli occhi e mi dica perché l'ha fatto», ha implorato la madre, cercando una spiegazione che possa alleviare, almeno in parte, il suo immenso dolore. Ha poi lanciato un appello accorato: «Dobbiamo parlare della violenza sulle donne, dobbiamo fare rumore e lo faremo per il 25 novembre Giornata contro la violenza sulle donne».
L'amico di penna di Martina: un rapporto troncato dalla violenza
L'ultimo a deporre è stato un giovane di 21 anni. Quest'ultimo, prima dell'avvento dei social network, sarebbe stato definito un «amico di penna» da Martina. I due avevano iniziato una relazione online circa dieci giorni prima del tragico evento.
Il giovane ha raccontato di aver scambiato messaggi con Martina via chat e al cellulare. Il loro rapporto, nato da una sincera amicizia, aveva le potenzialità per evolversi in qualcosa di più profondo. Purtroppo, questo legame è stato brutalmente interrotto dalla violenza di Alessio Tucci.
Il 21enne ha spiegato di aver dato consigli a Martina su come un fidanzato avrebbe dovuto comportarsi con la propria ragazza. Attraverso queste conversazioni, la giovane avrebbe iniziato a comprendere che Alessio non era il partner ideale per lei. La sua percezione di Tucci stava cambiando, portandola a mettere in discussione la relazione.
Il giorno della sua scomparsa, Martina aveva inizialmente comunicato al suo amico di penna che sarebbe uscita con delle amiche. Successivamente, però, gli scrisse che doveva incontrare brevemente Alessio. «A un certo punto però non arrivavano più né chiamate né messaggi», ha raccontato il giovane, descrivendo il momento in cui ha iniziato a preoccuparsi.
In precedenza, Alessio Tucci aveva tentato di contattare Martina via chat. Tuttavia, la giovane lo aveva bloccato immediatamente, segno di un crescente disagio nei suoi confronti. La testimonianza dell'amico di penna ha quindi confermato il deterioramento del rapporto tra Martina e Tucci, e il crescente desiderio della ragazza di allontanarsi da lui.
La vicenda di Martina Carbonaro solleva ancora una volta il tema della violenza giovanile e della necessità di proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione. Il processo a Napoli mira a fare piena luce sui fatti e a garantire giustizia per la giovane vittima e la sua famiglia, che chiede a gran voce che simili tragedie non si ripetano mai più.
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