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Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ha espresso profonda commozione ricordando le numerose giovani vittime della terra dei fuochi. Ha sottolineato la necessità di verità e giustizia per le famiglie colpite dall'inquinamento ambientale.

Il dolore del vescovo per le giovani vite spezzate

Antonio Di Donna, alla guida della diocesi di Acerra, ha condiviso un momento di grande emozione. Durante un incontro nella cattedrale, ha parlato delle vittime dell'inquinamento ambientale. Ha ricordato che negli ultimi 30 anni, solo ad Acerra, circa 150 giovani hanno perso la vita. Questo dato non include gli adulti deceduti né le vittime in altre aree della Terra dei fuochi.

Il vescovo ha elencato i nomi delle più recenti vittime giovanili. Le parole sono diventate difficili da pronunciare per l'emozione. Ha descritto le loro vite come una vera e propria «via crucis».

La ricerca della verità e della giustizia

«A queste famiglie dobbiamo la verità», ha affermato con forza Di Donna. Ha denunciato la presenza di chi ha avvelenato l'ambiente, chi ha scelto di tacere e chi ha permesso che accadesse. Ha anche menzionato i «nuovi mercanti» che hanno tratto profitto da questa situazione.

Inizialmente, la risposta delle istituzioni fu giudicata insufficiente. Per ben 16 anni, le dichiarazioni di pentiti di camorra, che confessavano interramenti illegali, rimasero coperte da segreto di Stato. Questo ritardo ha ostacolato la ricerca della verità.

Strategie positive per la bonifica e il futuro

Nonostante le difficoltà passate, Di Donna ha espresso un giudizio positivo sulle strategie attuate negli ultimi anni. Ha citato la nomina del generale Vadalà come commissario unico per le bonifiche. Questo rappresenta un passo importante verso la risoluzione dei problemi ambientali.

L'incontro ha visto la partecipazione di familiari delle vittime dell'inquinamento. Erano presenti anche giovani attualmente in cura per patologie legate all'ambiente. La presenza del Papa ha offerto un momento di conforto e speranza.

Le cause dell'inquinamento e le responsabilità

Il vescovo ha evidenziato come la situazione sia stata aggravata da azioni criminali e dall'inerzia di chi avrebbe dovuto agire. L'avvelenamento del territorio è una realtà documentata. La mancanza di interventi tempestivi ha permesso il diffondersi di malattie.

Le confessioni dei collaboratori di giustizia hanno svelato un sistema di smaltimento illegale di rifiuti. Questi rifiuti, spesso tossici, venivano interrati, contaminando suolo e falde acquifere. Le conseguenze sulla salute pubblica sono state devastanti.

Un appello alla memoria e all'azione

L'intervento del vescovo è un forte richiamo alla memoria. È fondamentale non dimenticare le vittime e le loro sofferenze. La lotta contro l'inquinamento e per la giustizia ambientale deve continuare. L'impegno delle istituzioni è cruciale per bonificare il territorio e prevenire futuri disastri.

La comunità di Acerra e le aree circostanti attendono risposte concrete. La speranza è che le azioni intraprese portino a un reale risanamento ambientale e a un futuro più sicuro per le nuove generazioni. La verità, come sottolineato dal vescovo, è un diritto inalienabile.