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Il processo d'appello per la "Concorsopoli" di Voghera vede la procura chiedere una riduzione delle pene per le ex dirigenti di Asm. Si attende la decisione della corte per il 22 giugno.

Appello concorsopoli a Voghera: richiesta riduzione pena

Il procedimento di secondo grado relativo alla vicenda nota come "Concorsopoli" a Voghera è iniziato con una proposta di alleggerimento delle condanne. Il procuratore generale ha suggerito di diminuire le pene inflitte in primo grado a Monica Sissinio e Laura Anselmi. Entrambe erano figure apicali di Asm Vendita e Servizi all'epoca dei fatti.

La richiesta specifica prevede una pena di 2 anni e 8 mesi per ciascuna delle imputate. Questo si contrappone ai 2 anni e 10 mesi stabiliti inizialmente dal Tribunale di Pavia. La procura generale ha motivato la sua posizione chiedendo l'esclusione del reato di falso.

Secondo la richiesta, dovrebbe rimanere in piedi unicamente l'ipotesi di induzione indebita a dare o promettere utilità. Per comprendere appieno la portata di questa modifica, è utile ricordare le accuse originarie. Esse dipingevano Voghera come il fulcro di un sistema opaco e politicamente influenzato.

Le accuse iniziali e le sentenze di primo grado

L'inchiesta iniziale ipotizzava una gestione pilotata di un concorso pubblico presso Asm nel 2021. L'obiettivo sarebbe stato favorire candidati vicini alla politica locale. Diversi filoni d'indagine erano stati aperti, concentrandosi in particolare su un concorso per 13 impiegati tecnico-amministrativi.

Tuttavia, il verdetto di primo grado aveva già ridimensionato l'impianto accusatorio. Il tribunale aveva assolto tutti dall'accusa di abuso d'ufficio. Questo reato, nel frattempo, era stato cancellato dall'ordinamento giuridico. Inoltre, Sissinio e Anselmi erano state scagionate dall'accusa di turbativa d'asta per la posizione di direttore operativo.

Per quella specifica posizione, era stato assolto con formula piena Michele Roberto Chiappa. Nonostante questi proscioglimenti, i giudici di primo grado avevano confermato l'esistenza di un sistema volto ad alterare l'esito del concorso per i 13 impiegati. A tal fine, erano state condannate le due ex dirigenti e Laura Quaini, membro della commissione esaminatrice.

La strategia difensiva in appello

Ora, in sede di appello, la difesa delle due imputate, rappresentata dall'avvocato Luca Angeleri, mira a ottenere un'assoluzione completa. La linea difensiva è chiara: sostenere che «il fatto non sussiste». L'avvocato Angeleri ritiene che il tribunale di Pavia abbia commesso un errore interpretativo.

Secondo la difesa, alcune intercettazioni ambientali sono state erroneamente considerate prove di illecito. L'avvocato sostiene che si trattasse di normali conversazioni amministrative, estrapolate dal loro contesto. Queste conversazioni, a suo dire, non avrebbero avuto alcuna efficacia costrittiva o illecita. Non vi sarebbero stati accordi segreti né documenti falsificati.

La difesa descrive gli scambi come una normale, seppur animata, dialettica interna all'amministrazione. La corte d'appello dovrà ora valutare se confermare la visione di un'amministrazione condizionata da logiche di favoritismo, pur con pene potenzialmente più lievi. In alternativa, dovrà accogliere la tesi difensiva di un "grande malinteso" giudiziario.

Attesa per il verdetto del 22 giugno

Il verdetto finale è atteso per il prossimo 22 giugno. In quella data si saprà se la "Concorsopoli" di Voghera porterà a condanne confermate anche in secondo grado. Oppure, se le imputate otterranno un'assoluzione con formula piena, come auspicato dalle loro difese. La vicenda giudiziaria prosegue, con la corte chiamata a dirimere le diverse interpretazioni dei fatti.

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