La nuova edizione di "Autocronologia" di Alberto Arbasino, curata da Raffaele Manica, offre una lettura complessa e stratificata. L'opera invita a un confronto intellettuale continuo, tra archivio e capriccio, stimolando il lettore a scegliere il proprio approccio interpretativo.
Alberto Arbasino: uno scrittore tra mondi
Alberto Arbasino è una figura sfuggente. La sua intelligenza espansa rende difficile afferrarne ogni sfaccettatura. Raffaele Manica, critico e professore, dedica anni di studio alla sua opera. Ha curato la recente edizione di "Autocronologia" per Adelphi. L'intellettuale di Voghera tentò di raccontare sé stesso in questo libro. L'operazione non era gradita dall'autore.
Arbasino disprezzava il sentimentalismo fine a sé stesso. Criticava la rievocazione patetica di figure familiari. Questo approccio, secondo lui, invalidava molta letteratura recente. Manica descrive Arbasino come uno scrittore prestato al giornalismo culturale. Un continuo scambio tra le due discipline.
I suoi romanzi, come "Fratelli d’Italia", sono paragonati a un ricevimento. Il lettore si avvicina, ascolta conversazioni e poi si unisce. I temi trattati erano l'attualità culturale, il teatro, musei e mostre. Argomenti che nutrivano i suoi scritti.
Letteratura e giornalismo: un legame fertile
La letteratura e il giornalismo si arricchivano reciprocamente. Arbasino aggiornava continuamente le sue opere. Modificava contenuti e modi di dire. Tratteggiava elenchi di tic linguistici. Il lettore si confronta con un vasto materiale. I riferimenti possono essere perduti nel tempo.
Manica suggerisce due modi di leggere Arbasino. Si può leggere alla lettera. Oppure si può optare per una lettura in allegoria. È simile all'approccio con i poeti antichi. Si può godere della lettura andando oltre. Oppure inseguire i rimandi. Una complessa sfida intellettuale.
"Autocronologia" è un lungo ripercorrere il passato. Lo si osserva con gli occhi del presente. O un viaggio nella contemporaneità attraverso la memoria. Si intrecciano la storia della sua vita e la nascita dei libri. Arbasino amava la memoria e gli archivi. Paragonava un amico ai movimenti tra capriccio e catasto. Una definizione adatta anche ad Arbasino, sostituendo il catasto con l'archivio.
Un vuoto nel panorama culturale
La figura di Arbasino manca nel panorama culturale attuale. Era unico, non imitabile. Il secolo scorso ha visto ritirarsi grandi intellettuali. Pensiamo a Calvino, Pavese, Pasolini. Arbasino sentiva la loro assenza. Desiderava discuterci ancora. Invece, erano già diventati istituzioni.
La sua scrittura manca per la qualità. Manca lo scintillio della sua intelligenza. Manca il suo umorismo. Manica stesso lavora sul confine tra discipline. Ama la critica divulgativa di alto livello. Non apprezza l'attività culturale autoreferenziale. Desidera che i testi restaurati parlino a tutti.
Gli studenti rispondono sorprendentemente ad Arbasino. Contrariamente a certe pigrizie giovanili. Se stimolati, i ragazzi si sottraggono alla superficialità. La chiave è sottolineare l'anticonformismo, l'ironia, la novità.
La letteratura oggi e la saggezza dei classici
Il momento attuale per la letteratura è complicato. La quantità di pubblicazioni è elevata. La mediocrità è diffusa, ma emergono punte di valore. Non è un periodo peggiore di altri. Lo si valuterà meglio col tempo.
Da lettore, è importante ricordare che non esiste solo la narrativa. Alternare un romanzo con un libro di storia o filosofia è sorprendente. Lasciare spazio ai classici è fondamentale. Tolstoj, ad esempio, ci aspetta sempre.