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Viterbo si prepara ad accogliere il Festival della Tuscia 2026, un evento culturale che celebra la storia, la musica e il territorio. La sindaca Frontini sottolinea l'importanza della manifestazione per la promozione della città.

Festival della Tuscia: Viterbo al centro della cultura

La città di Viterbo si trasforma nel fulcro di un'immersione culturale. La sindaca Chiara Frontini ha svelato i dettagli del Festival della Tuscia 2026. L'evento promette un viaggio che intreccia storia, melodie e le diverse sfaccettature del territorio.

La manifestazione si svolgerà dal 23 ottobre al 1 novembre. Offrirà al pubblico un ricco programma di otto concerti. Le esibizioni avranno luogo in luoghi di notevole suggestione. Questi scenari abbracceranno sia il capoluogo che le aree circostanti della Tuscia.

Promuovere Viterbo come cuore della Tuscia

La sindaca Frontini ha evidenziato il valore strategico dell'iniziativa. «Il Festival rappresenta un'occasione eccezionale», ha dichiarato. Serve a rafforzare e diffondere quel marchio su cui stiamo lavorando. Questo brand posiziona Viterbo come il cuore pulsante della Tuscia.

Il progetto si avvale di eventi di alto profilo artistico e culturale. Il Festival ne è un esempio significativo. Permette a Viterbo di affermarsi come epicentro di un percorso culturale. Questo percorso unisce indissolubilmente il passato storico, la musica e le identità territoriali.

Il tema della molteplicità nell'edizione 2026

Il tema conduttore dell'edizione 2026 è «La Molteplicità». Questo concetto trae ispirazione da una delle celebri Lezioni americane di Italo Calvino. Alla presentazione hanno partecipato anche il direttore artistico Massimo Spada e il vicesindaco Alfonso Antoniozzi.

Il direttore artistico Spada ha spiegato la sua scelta. «Sono tornato alle parole di Calvino, in particolare a 'molteplicità'», ha affermato. Questo tema mi è sembrato racchiudere una verità profonda sulla musica. Una tradizione, se ascoltata attentamente, non è mai un'entità singola e monolitica.

Spada ha ulteriormente descritto il programma. «Dalla città di Viterbo fino a tutta la Tuscia, proporremo otto concerti. Ognuno può essere apprezzato singolarmente. Insieme, però, essi disegnano una vera e propria costellazione di esperienze musicali».

Un dialogo tra epoche e linguaggi musicali

L'assessore alla cultura Antoniozzi ha sottolineato la natura dialogica del festival. Lo ha definito «un dialogo stabilito tra autori distanti nel tempo e nel linguaggio». Questo dialogo permette di far emergere affinità non sempre immediatamente percepibili.

Antoniozzi ha fornito un esempio concreto. «Accostare Rossini a Bartók, passando per Schubert e Brahms», ha concluso, «ci ricorda quanto siano arbitrarie certe classificazioni. Quelle che abbiamo usato per organizzare la storia della musica. Sembra quasi che gli autori debbano appartenere prima di tutto a un'epoca. Anziché a quella straordinaria e contraddittoria famiglia umana che ha sentito il bisogno di esprimersi attraverso i suoni».