Una membrana bio-ispirata promette di rimuovere l'arsenico dall'acqua del Viterbese in modo efficace ed economico. La tecnologia, sviluppata da CNR e Università della Calabria, è in fase sperimentale e si attende il via libera per i test sul campo.
Innovazione per l'acqua del Viterbese
Una nuova tecnologia mira a risolvere il problema dell'arsenico nelle acque del Viterbese. Il Vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, Enrico Panunzi, ha evidenziato l'importanza di questo nuovo sistema. Si tratta di una membrana porosa che promette soluzioni efficaci e a basso costo. Questo approccio sembra superare i vecchi metodi di eliminazione dell'arsenico.
La nuova tecnologia è stata presentata da ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma e dell'Università della Calabria. L'incontro tecnico si è svolto lo scorso 18 marzo presso la Regione Lazio. Panunzi ha seguito con grande attenzione i lavori. Purtroppo, non erano presenti amministratori locali. Tra questi, la Provincia di Viterbo e il gestore del servizio idrico integrato. La loro assenza è stata notata, dato che il territorio viterbese soffre particolarmente la presenza di arsenico.
Caratteristiche della membrana innovativa
La membrana presentata è definita bio-ispirata. Essa possiede la capacità di legarsi in modo selettivo all'arsenico. Può agire sia sulla forma pentavalente che su quella trivalente. Questa innovazione rappresenta un passo avanti significativo rispetto alle tecnologie esistenti. La sua sostenibilità è un altro punto di forza. Funziona infatti a bassa pressione e consuma poca energia.
Un aspetto cruciale è la sua selettività. La membrana rimuove quasi esclusivamente l'arsenico. Mantiene invece i minerali utili presenti nell'acqua. Inoltre, la membrana è rigenerabile e riutilizzabile più volte. Questo avviene senza compromettere la sua efficienza. Tali caratteristiche comportano evidenti vantaggi economici. La riduzione dei costi operativi è quindi significativa.
Fase sperimentale e prospettive future
Attualmente, la tecnologia si trova ancora in una fase sperimentale. Tuttavia, le sue potenzialità sono notevoli. Questo è particolarmente vero per il Viterbese. La presenza di arsenico in quest'area è una criticità storica e diffusa. Attualmente sono in funzione 98 impianti dedicati. Molti di questi necessitano di manutenzione. L'impatto economico stimato per la gestione di questi impianti ammonta a circa 16,5 milioni di euro. Il costo medio per metro cubo si attesta sui 0,53 euro.
Si auspica che, una volta completati gli studi di laboratorio, la Regione Lazio possa autorizzare una sperimentazione sul campo. La provincia di Viterbo sarebbe il luogo ideale per questo test. Verificare concretamente l'efficacia della tecnologia in condizioni reali è fondamentale. Questo permetterebbe di valutarne l'impatto sul territorio.
Domande e Risposte
Cosa fa la nuova tecnologia contro l'arsenico?
La nuova tecnologia utilizza una membrana porosa bio-ispirata. Questa membrana si lega selettivamente all'arsenico presente nell'acqua, rimuovendolo efficacemente. Funziona a bassa pressione, consuma poca energia e mantiene i minerali utili, essendo anche rigenerabile e riutilizzabile.
Dove verrà testata questa nuova tecnologia?
La tecnologia è attualmente in fase di studio in laboratorio. Si auspica che, una volta conclusa questa fase, venga sperimentata sul campo nella provincia di Viterbo, un'area particolarmente colpita dalla presenza di arsenico nelle acque.