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Maurizia Pizzicara, residente a Villafranca, ha ottenuto il brevetto di volo civile nel 1966, diventando una pioniera in un campo dominato dagli uomini. La sua storia è un esempio di determinazione contro i pregiudizi dell'epoca.

La passione per il volo fin da bambina

Da piccola, Maurizia Pizzicara non desiderava giocattoli tradizionali. I suoi sogni erano popolati da aeroplani. Questo desiderio precoce l'ha spinta a intraprendere un percorso straordinario. A soli 19 anni, nel 1966, ha ottenuto il suo brevetto di aviazione civile. Questo avvenne un anno prima che un'altra figura femminile, Fiorenza De Bernardi, iniziasse la sua carriera di pilota di linea.

La storia di Maurizia è particolare, poiché non proviene da una famiglia legata all'aeronautica. Vive a Villafranca, sede del Terzo Stormo dell'Aeronautica Militare, da circa cinquant'anni. La sua passione per il volo è nata in modo inaspettato.

Un percorso ad ostacoli per le donne

Nata a Fano ottant'anni fa, la giovane Maurizia scoprì la sua vocazione durante un'iniziativa ministeriale. Il Ministero dell'Aviazione Civile tenne delle lezioni nelle scuole per reclutare giovani piloti. All'epoca, questa professione era considerata esclusivamente maschile.

«Erano tempi bui», ricorda Maurizia dalla sua casa di via Della Speranza. «Le donne non potevano intraprendere queste carriere». Sebbene non ci fossero divieti legali espliciti, la società non contemplava una donna nel ruolo di pilota.

«Io, invece, sin da bambina non sognavo bambole, ma aeroplani», racconta. Decise di partecipare al corso. I suoi insegnanti la consideravano «matta». Durante le lezioni, un colonnello le permise di effettuare delle manovre da sola. Al termine del volo, riconobbe il suo talento e consigliò al padre di farle conseguire il brevetto.

Il sostegno paterno e il brevetto

Il padre, Aurelio, sostenne con sacrifici economici e impegno la passione della figlia. Si recò a Roma e presso i ministeri per facilitare il percorso di Maurizia. Il suo istruttore fu Irino Giacomelli, un veterano della Prima Guerra Mondiale e pilota militare.

Conseguì il brevetto presso l'aeroclub di Viterbo. Pilotava aerei Piper, acquisiti dalla vicina base militare. Essendo la più giovane, era considerata un'attrazione nell'aeroclub.

Le sfide per i gradi superiori

Maurizia ottenne il primo e poi il secondo grado di brevetto. Cercò di raggiungere il terzo grado, che le avrebbe permesso di accedere all'Accademia Aeronautica o di lavorare per Alitalia. Tuttavia, incontrò nuove barriere.

Le veniva negata la partecipazione ai corsi perché era una donna. Le facevano notare la sua giovane età, come se gli aspiranti piloti maschi non avessero la sua stessa età. Tentò di entrare in Alitalia, ma le fu richiesto il terzo grado, che però non riusciva a ottenere.

Tentò un corso con simulatore di volo in una caserma, ma la prova finale includeva un volo notturno. Questo ostacolo le fu impedito.

La rinuncia e una nuova strada

«Ho lottato molto, ma senza successo», ammette. All'epoca, le donne non venivano assunte. Maurizia si trovò di fronte alla necessità di lavorare e alla mancanza di appoggi.

Decise quindi di intraprendere la carriera di insegnante. Si trasferì a Verona, città d'origine di sua madre Fortunata Gramolini. Successivamente, si stabilì a Villafranca, dove insegnò italiano e storia all'istituto Carlo Anti. Lì sposò Giulio Gabaldo e fondò una famiglia, riponendo il suo prezioso brevetto nel cassetto.

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