Vimercate: la stele che racconta una famiglia di liberti
Vimercate romana: tracce di un passato illustre
A Vimercate, antica Vicus Mercati, emergono dal passato testimonianze di una comunità fiorente nell'Impero Romano. Necropoli, sarcofagi e soprattutto lapidi raccontano la storia di un centro vivace, collegato a importanti centri come Modicia (Monza) e Mediolanum (Milano).
Questi reperti archeologici, rinvenuti principalmente nell'area dell'antica chiesa di Santo Stefano e del Santuario, ma anche presso cascine oggi scomparse come San Pietro, Moriano e Cusana, offrono uno spaccato della vita e delle dinamiche sociali dell'epoca.
Frammenti di memoria: la stele funeraria
Tra i ritrovamenti più significativi, alcuni frammenti epigrafici, studiati anche dal celebre Theodor Mommsen, provengono dalle rovine del monastero di San Pietro. Due di questi, conservati e altri noti solo da fonti scritte, potrebbero appartenere alla stessa stele funeraria.
Studi più recenti, condotti dal professor Fabio Resnati nel 1992, hanno portato alla luce altri frammenti. Uno, rinvenuto nel 1966, suggerisce l'iscrizione di un giovane morto prima della madre. Un secondo frammento, oggi conservato al Must di Vimercate, è particolarmente interessante.
L'ascesa dei Domizi: una famiglia tra schiavitù e prestigio
Questo secondo frammento, composto da due parti combacianti, appartiene a un monumento funebre di pregio, realizzato in marmo di Musso. Le dimensioni e la grandezza delle lettere indicano un'area sacra di rilievo, destinata a famiglie facoltose.
La stele, alta circa tre metri, menziona per ben tre volte il nome gentilizio Domitius, stirpe nota in Cisalpina. L'iscrizione rivela la storia di una famiglia di liberti, schiavi affrancati che raggiunsero notevole successo economico e sociale.
Una madre pioniera: l'eredità di Domitia Prisca
La committente del monumento, una donna di nome Domitia Prisca, sfidò le convenzioni sociali dell'epoca. È insolito che una donna commissionasse un'opera di tale portata, segno del suo elevato status e prestigio.
L'iscrizione celebra l'ascesa della sua famiglia, da schiavi a cittadini liberi e influenti. Vengono menzionati anche il nome della madre, Cassia, e del marito, lodato per la sua qualità morale nonostante l'assenza di cariche ufficiali di spicco.
La stele ricorda anche un libero, seviro senior, incaricato della costruzione del monumento, e designa l'area funeraria destinata alla famiglia. I due seviri juniores menzionati, il figlio e il fratello di Domitia Prisca, sono definiti «ingenui», ovvero liberi a tutti gli effetti.
L'epigrafe, tradotta, recita: «Domitia Prisca ha fatto il suo dovere e ha assicurato un ricordo imperituro alla propria famiglia, che da schiavi è diventata libera e importante». Una testimonianza marmorea di una straordinaria scalata sociale, impressa per sempre nella memoria di Vimercate.