Cronaca

Vimercate: la stele che racconta una famiglia di liberti

15 marzo 2026, 18:57 3 min di lettura
Vimercate: la stele che racconta una famiglia di liberti Immagine da Wikimedia Commons Vimercate
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Vimercate romana: una comunità in crescita

Nel cuore dell'antica Brianza, in quella che oggi conosciamo come Vimercate, fioriva un tempo il Vicus Mercati, un vivace centro commerciale dell'Impero Romano. Questa località, strategicamente posizionata tra le ricche Modicia (Monza) e la potente Mediolanum (Milano), vantava una comunità intraprendente, come testimoniano i numerosi reperti archeologici emersi nel corso dei secoli.

Scavi e ritrovamenti, tra cui necropoli, sarcofagi e monete, hanno riportato alla luce frammenti di un passato glorioso. Le lapidi e le tombe, in particolare, offrono uno spaccato prezioso sulla vita e sulle famiglie che abitavano questo territorio, spesso rinvenute nelle aree più antiche del borgo e nelle cascine circostanti.

Frammenti di storia: le prime scoperte

Già nel XIX secolo, studi come quelli del celebre Theodor Mommsen avevano segnalato la presenza di iscrizioni romane a Vimercate. Due frammenti epigrafici, recuperati dalle rovine del monastero di San Pietro e conservati a Milano, facevano riferimento a un individuo vissuto nella zona, sebbene con scarsi dettagli. Un secondo frammento, anch'esso citato da Mommsen, proveniva da una stele funeraria, suggerendo l'esistenza di monumenti dedicati alla memoria.

Questi reperti, potenzialmente appartenenti alla stessa stele, hanno poi trovato una più dettagliata ricostruzione negli studi successivi, come quello del professor Fabio Resnati, pubblicato nel 1992. Tuttavia, i ritrovamenti più significativi sono avvenuti nel XX secolo.

La stele dei Domitius: un monumento di prestigio

Due frammenti più recenti hanno rivelato la storia di una famiglia di rilievo. Uno, rinvenuto nel 1966 e trasportato nei giardini di Villa Gussi, pur essendo mutilo, indicava un'iscrizione funeraria per un giovane deceduto prima della madre. Il frammento più completo e affascinante, oggi conservato al Must (Museo del territorio di Vimercate), è composto da due parti combacianti e appartiene a un monumento funebre di notevole pregio.

Entrambi i frammenti sono realizzati in marmo di Musso, un materiale costoso e non comune nella regione, solitamente riservato a stele funerarie di alto profilo. Le dimensioni delle lettere e la probabile grandezza della stele, stimata in circa tre metri di altezza e un metro di larghezza, suggeriscono un'area sacra di considerevoli dimensioni, destinata a famiglie facoltose e influenti.

Ascesa sociale e memoria familiare

L'iscrizione principale menziona per ben tre volte il nome gentilizio Domitius, indicando l'appartenenza a una stirpe importante e diffusa nella Cisalpina. Un individuo della famiglia, un seviro junior, ricopriva una magistratura minore ma prestigiosa, spesso affidata a liberti arricchiti, che si occupavano dell'organizzazione di giochi e spettacoli. Questa stessa carica era detenuta anche da uno zio della famiglia.

La figura centrale dell'iscrizione è una donna, la dedicante, che commissionò il monumento. Questo fatto, sebbene insolito per l'epoca, sottolinea il suo notevole prestigio sociale. L'iscrizione riporta anche i nomi della madre della dedicante, Cassia, e del marito, lodato per la sua qualità morale. Infine, viene menzionato un liberto, seviro senior, incaricato della costruzione del monumento, e l'area funeraria destinata alla famiglia.

La traduzione completa dell'iscrizione recita: «Domitia Prisca ha fatto il suo dovere e ha assicurato un ricordo imperituro alla propria famiglia, che da schiavi è diventata libera e importante». Un'eloquente testimonianza di una vera e propria scalata sociale, immortalata per sempre nel marmo, che collega l'antica Vicus Mercati a un'eredità storica di grande valore.

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