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La storica fonderia Edim di Villasanta affronta una grave crisi con fermo produttivo e oltre 130 posti di lavoro a rischio. Tre potenziali acquirenti sono emersi, con trattative avanzate per una possibile cessione da parte di Bosch. La scadenza della procedura negoziata si avvicina, rendendo urgente una soluzione per garantire la continuità produttiva e occupazionale.

Edim Villasanta: crisi e speranze di salvezza

La fonderia Edim, situata a Villasanta, in provincia di Monza e Brianza, attraversa un periodo di profonda crisi. Un fermo produttivo iniziato dopo Pasqua ha acceso un campanello d'allarme per i 137 dipendenti impiegati nello stabilimento brianzolo. A questi si aggiungono circa quaranta unità lavorative nel polo veneto di Setteville, nel Bellunese. La situazione è critica, con la procedura negoziata per la gestione della crisi che scadrà il 5 maggio. È fondamentale trovare una nuova proprietà per evitare scenari peggiori.

Nonostante le difficoltà, emergono segnali di speranza. Sono infatti tre i potenziali acquirenti che hanno manifestato interesse per l'acquisizione della storica azienda. Le trattative con uno di questi sembrano essere in uno stato piuttosto avanzato. Questo scenario apre la possibilità di un piano di salvataggio concreto per la fonderia, che da un anno e mezzo si trova in acque agitate. La decisione di Bosch, attuale proprietaria, di concentrarsi su altri settori di business ha portato la storica realtà industriale di Villasanta sul mercato.

L'urgenza è dettata dai tempi stretti. La scadenza imminente della procedura negoziata impone una rapida conclusione delle trattative. La ricerca di una nuova proprietà è l'unica via per garantire la sopravvivenza dell'azienda e tutelare i posti di lavoro. La comunità locale e i sindacati seguono con apprensione gli sviluppi, auspicando una soluzione positiva che preservi il patrimonio industriale del territorio.

Sindacati e istituzioni chiedono continuità occupazionale

I rappresentanti sindacali, in particolare Biagio Bonomo della Fiom Cgil Brianza, hanno espresso la loro posizione in modo netto. L'incontro fissato per il 2 aprile con le parti interessate dovrà fornire tutti i dettagli necessari. I sindacati non intendono accettare alcuna proposta che non garantisca la piena continuità produttiva e occupazionale. La loro priorità è la salvaguardia dei lavoratori e del futuro dell'azienda.

Si attende un «cambio di passo radicale» da parte dell'azienda. I sindacati sottolineano il dovere morale e formale di fornire informazioni dettagliate, trasparenti e particolareggiate riguardo alle trattative di vendita. La mancanza di chiarezza ha alimentato l'incertezza tra i lavoratori, che chiedono garanzie concrete per il loro futuro. La mobilitazione dei dipendenti all'inizio del 2025 aveva portato a scongiurare i licenziamenti, ma la situazione rimane precaria.

Il gruppo Bosch sta mantenendo in vita gli stabilimenti con commesse specifiche, ma la contrazione del mercato è evidente. Una riduzione dei volumi di produzione di quasi un quinto in un solo anno ha spinto i metalmeccanici a chiedere aiuto alle istituzioni. La decisione di Bosch di disinvestire dalla pressofusione, non considerandola più un'attività «core», ha segnato un punto di svolta. La pressione esercitata da scioperi e proteste aveva inizialmente indotto la multinazionale a riconsiderare un piano di licenziamento collettivo, aprendo a un percorso meno traumatico.

Un patrimonio industriale da preservare

I lavoratori hanno accettato una riduzione dell'orario e del reddito del 25%, un sacrificio significativo compiuto nella speranza di ottenere una prospettiva futura. La fabbrica di Villasanta rappresenta un pezzo importante della storia industriale della Brianza e della Lombardia, in particolare nel settore automobilistico. Il coro unanime che si è levato fin dall'inizio della vertenza sottolinea come questo stabilimento sia un «patrimonio da preservare».

L'arrivo di Bosch a Villasanta nel 2017 era stato accolto positivamente. La fabbrica, situata nella zona di San Fiorano, era già riconosciuta come un'eccellenza a livello internazionale nel settore della pressofusione. Forniva componenti essenziali, come le scatole per gli sterzi, alla casa madre tedesca. Nata negli anni Sessanta come una piccola realtà, l'azienda è cresciuta nel tempo, cambiando nome più volte e diventando parte del gruppo Form.

Nel 2021, il management aveva enfatizzato l'importanza del legame con il territorio e l'impegno verso la comunità locale. Tuttavia, negli anni successivi, sono emersi i problemi che hanno portato alla situazione attuale. La crisi economica globale e le scelte strategiche del gruppo Bosch hanno messo a dura prova la sostenibilità della fonderia. La speranza ora è che uno dei tre acquirenti possa rilanciare l'attività, garantendo un futuro ai lavoratori e preservando un'eredità industriale di valore.

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