Le gelate tardive hanno colpito il Torinese, con temperature che hanno toccato i -3,7 gradi. Gli agricoltori temono danni ingenti alle colture in fioritura, aggravati dal cambiamento climatico e dai costi di produzione in aumento.
Gelate notturne nel Torinese
Nella notte del 1° aprile 2026, diverse zone del Torinese hanno registrato un brusco calo delle temperature. A Front e Villanova Canavese, precisamente nella frazione Prati, i termometri sono scesi fino a -3,7 gradi. Questi valori, sebbene non eccezionali per il periodo, destano preoccupazione tra gli operatori del settore agricolo.
Molte aziende agricole hanno dovuto riattivare i sistemi antibrina nel tentativo di proteggere le colture. La situazione è stata descritta dal meteorologo Andrea Vuolo come una classica inversione termica. Questo fenomeno si verifica in prossimità del suolo dopo il passaggio di fronti freddi di origine artica e la cessazione del vento di föhn. Vuolo ha ricordato che nel 2021 si registrarono temperature ancora più basse.
L'allarme di Coldiretti
La Coldiretti di Torino ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze di queste gelate tardive. «Il prezzo del cambiamento climatico non possono pagarlo solo aziende agricole e consumatori», hanno dichiarato. Le notti serene, seguite a venti freddi da nord-est, stanno causando condizioni tipicamente invernali in piena primavera.
Questo accade proprio mentre le piante da frutto sono in piena fioritura. Il riscaldamento globale induce le piante ad anticipare la fioritura, ma le correnti polari ancora possibili da nord e da est possono causare danni significativi. Il rischio maggiore è la «cascola» dei fiori, ovvero il gelo delle fioriture che compromette il raccolto.
Il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, ha sottolineato come le gelate primaverili siano diventate più frequenti e distruttive negli ultimi anni. «Solo la lungimiranza e gli investimenti dei nostri frutticoltori permettono di salvarci dalla carenza di frutta», ha affermato.
Investimenti e costi di produzione
Molti agricoltori hanno investito in sistemi di protezione avanzati. Oltre alle reti antigrandine, sono state installate irrigazioni a goccia per contrastare la siccità. Sono stati implementati anche sistemi antigelata, come le doccette che spruzzano acqua sui filari. Il velo d'acqua ghiacciando crea una barriera protettiva per fiori e gemme.
Tuttavia, questi investimenti onerosi rischiano di non essere ripagati a causa dei prezzi riconosciuti ai produttori. A ciò si aggiungono i rincari dei costi di produzione, esacerbati dalla guerra in Medio Oriente. Il gasolio agricolo e i fertilizzanti hanno subito aumenti del 30%. Si temono ulteriori rincari per i fitofarmaci, a causa dell'aumento delle infestazioni patogene legato al cambiamento climatico.
«Già così i nostri frutticoltori percepiscono spesso cifre al di sotto dei costi di produzione», ha concluso Mecca Cici. «Non possiamo permettere che la catena di valore della frutta non riconosca quote più importanti di remunerazione ai frutticoltori.» Viene evidenziato come i prezzi pagati dai consumatori non si traducano in benefici concreti per gli agricoltori, una situazione definita intollerabile.