Un'indagine rivela un sistema di estorsioni diffuso nel quartiere Brancaccio di Palermo. Commercianti costretti a pagare somme ingenti sotto minaccia. Le richieste variavano, ma le conseguenze per chi non pagava erano severe.
Estorsioni diffuse nel quartiere Brancaccio
Un'operazione ha svelato un'estesa rete di richieste estorsive. Il pizzo veniva imposto a commercianti in diverse zone di Palermo. Le indagini hanno mappato le aree interessate, partendo da Brancaccio. La gestione delle somme era affidata a figure specifiche del clan.
Il centro commerciale Forum è stato uno dei luoghi colpiti. Qui, il proprietario di un negozio di giocattoli ha consegnato denaro in una stanza riservata. La cifra pattuita era di 600 euro, dopo una trattativa che partiva da 500 euro mensili più 1000 euro. La riservatezza era massima: «Non sa niente nessuno», ha detto il commerciante.
Minacce e richieste estorsive a Villabate
L'indagine ha esteso il suo raggio d'azione fino a Villabate. Lungo corso Vittorio Emanuele, diverse attività commerciali sono finite nel mirino. Tra queste, un centro Caf Mcl, un punto vendita di surgelati e un negozio di abbigliamento. Le richieste iniziali erano di 250 euro una tantum.
La situazione è degenerata quando un commerciante non si è presentato a un incontro. Questo è stato interpretato come uno sgarbo. Le richieste sono aumentate drasticamente, accompagnate da minacce esplicite. «Ti levo la testa», ha intimato Salvatore Di Pasquale. La vittima è stata costretta a vendere la sua Mercedes classe B.
L'accordo prevedeva il pagamento di mille euro subito e rate mensili da 500 euro. I pagamenti sono proseguiti per diversi mesi, dimostrando la persistenza del sistema estorsivo. La pressione psicologica era altissima sui commercianti.
Il pizzo per i carcerati e le intimidazioni
In altre zone di Palermo, come via Giafar e piazza Torrelunga, un negozio di telefonia è stato preso di mira. Francesco Salerno, noto come «’u carnezziere», ha richiesto una quota mensile per i detenuti. La somma si aggirava tra i 250 e i 300 euro.
I titolari hanno cercato un appoggio da un vecchio boss, Giacomo Teresi. Tuttavia, i nuovi vertici del clan hanno bloccato l'intervento. «Te ne devi andare a casa», è stato l'avvertimento ricevuto, intimando di non intromettersi più in questioni del genere.
La situazione è apparsa ancora più grave nel negozio all'ingrosso Cash Elen, in via Messina Marine. Il gestore ha manifestato serie difficoltà economiche, con scadenze per 80 mila euro a fine mese. Nonostante ciò, gli è stato imposto di trovare i soldi entro 48 ore, anche tramite prestiti. L'uomo, terrorizzato, si è messo a piangere, come riferito in un'intercettazione da Antonino Spadaro.
Minacce e ordini di gruppo
Le macellerie I piaceri della carne, situate in via XXVII Maggio e via Michele Cipolla, hanno tentato di ridurre la somma richiesta. Si è arrivati a un accordo per 500 euro, dopo una richiesta iniziale di mille. La trattativa ha mostrato la flessibilità, ma anche la determinazione degli estorsori.
Nella zona industriale di Brancaccio, una ditta di autotrasporti in via Ingham è stata presa di mira. Il 12 dicembre 2024, Carmelo Sacco ha dato ordine ai suoi uomini di presentarsi in gruppo. L'obiettivo era «stringere» e «farglielo capire», con l'avvertimento che, in caso di mancato pagamento, i furgoni sarebbero stati danneggiati entro una settimana.
I quattro uomini si sono recati sul posto, ma non hanno trovato nessuno. L'esito finale del pagamento per questa ditta non è chiaro dagli atti. Anche un'impresa funebre, Trinca, situata in corso dei Mille, è stata coinvolta. Carmelo Sacco e Filippo Bruno sono stati visti contare denaro, mentre discutevano di altre somme da recuperare.
La polleria e la conferma del pagamento
Infine, la polleria Savoca, sempre in corso dei Mille, ha visto il titolare agire per primo. Ha contattato gli estorsori, fissato un appuntamento e preparato la somma. Il giorno successivo è arrivato un messaggio: «Marchese polli». Questo indicava che le richieste erano state soddisfatte senza ulteriori complicazioni.
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Cosa sono le estorsioni nel contesto mafioso? Le estorsioni mafiose sono richieste di denaro o favori imposte con la minaccia di violenza o ritorsioni da parte di organizzazioni criminali. Costituiscono una fonte di finanziamento primaria per i clan e un mezzo per esercitare controllo sul territorio.
Quali sono le conseguenze per chi paga il pizzo? Chi paga il pizzo, pur agendo spesso per paura, contribuisce indirettamente al mantenimento del potere mafioso. A lungo termine, questo sistema soffoca l'economia legale e crea un clima di insicurezza. Le forze dell'ordine incoraggiano la denuncia per contrastare il fenomeno.
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