La Biblioteca Bertoliana di Vicenza è un centro vitale per la comunità, grazie all'impegno dei suoi 40 volontari che svolgono ruoli cruciali. Oltre a essere un luogo di studio, la biblioteca si rivela un presidio sociale, offrendo supporto e creando legami tra le persone.
Volontari, l'anima della Bertoliana di Vicenza
Una forza silenziosa opera tra gli scaffali della biblioteca civica Bertoliana. Si tratta dei volontari, spinti unicamente dalla passione per la cultura e il servizio. Attualmente, 40 persone dedicano il loro tempo, affiancando il personale dipendente. Svolgono mansioni essenziali come l'accoglienza, la sorveglianza e la catalogazione dei volumi.
Questi volontari rappresentano l'anima del sistema bibliotecario diffuso nel territorio vicentino. Il loro contributo quotidiano è fondamentale per mantenere la biblioteca viva e accessibile a tutti i cittadini. La loro presenza è un segno tangibile di radicamento nella comunità.
La relazione annuale della Bertoliana evidenzia come il volontariato sia ormai indispensabile. Permette di sopperire a numerose attività che, altrimenti, il personale interno non riuscirebbe a gestire. Questo sottolinea la crescente importanza del loro ruolo.
Silvia Dinale: la biblioteca come luogo di incontro e supporto
Silvia Dinale, 68 anni, ex insegnante di inglese, ha iniziato la sua esperienza di volontariato alla Bertoliana oltre 10 anni fa. Oggi si dedica alla catalogazione e allo sportello informatico. In passato, ha lavorato anche nella sala borse di Palazzo Costantini.
«Sono sempre stata appassionata dall'ambito artistico e letterario», racconta Dinale. La biblioteca, per lei, è «l'unico luogo pubblico completamente gratuito che non manda mai via nessuno». L'esperienza nella sala borse le ha permesso di osservare da vicino le diverse anime della biblioteca.
Molti utenti la frequentano per studiare o prendere in prestito libri. Altri, però, la utilizzano come luogo d'incontro, per trascorrere del tempo in compagnia o trovare riparo dal freddo. La sala borse, in particolare, accoglie persone in situazioni di fragilità, offrendo un rifugio sicuro e servizi essenziali.
«Noi non mandiamo via nessuno, se le regole di convivenza civile vengono rispettate», afferma Dinale. La biblioteca si configura quindi come un vero e proprio presidio della comunità, aperto a tutti senza distinzioni.
Oltre lo studio: amori, amicizie e aiuti tecnologici
La biblioteca Bertoliana è un luogo poliedrico. Silvia Dinale ha visto nascere al suo interno non solo amicizie, ma anche «qualche storia d'amore». Le pause caffè diventano occasioni di socializzazione e legame.
Lo sportello informatico riveste un ruolo cruciale, specialmente per la popolazione anziana. Molti cittadini non dispongono di computer o delle competenze necessarie per gestire online pagamenti o richiedere lo SPID. L'aiuto fornito dai volontari in questo ambito è prezioso.
«A volte qui arrivano persone un po' spaesate dalla tecnologia», spiega Dinale. «È sempre bello sapere di poter dare, nel nostro piccolo, una mano». Questo servizio dimostra come la biblioteca sia un ponte verso il mondo digitale per chi ne è escluso.
Franca Torresan: la passione per la catalogazione
Nel settore della catalogazione lavora anche Franca Torresan, 65 anni, ex impiegata e volontaria da circa cinque anni. Ha iniziato il suo percorso di volontariato durante il Covid, desiderosa di restituire qualcosa alla società.
«Mi sono poi spostata in biblioteca nel 2021 perché mio padre è sempre stato volontario qui», confessa Torresan. «Volevo seguire le sue orme». Ogni giorno scopre nuove sfaccettature del mondo dei libri.
«I libri, anche se non li leggi, trovano sempre il modo di insegnarti qualcosa», afferma. Il lavoro di catalogazione, in particolare, l'ha sorpresa per la sua complessità. «La classificazione è un sistema tanto affascinante quanto elaborato», conclude. «Una virgola cambia completamente il significato del codice. È un mondo che non smette mai di stupirmi».