I beni dell'imprenditore ed ex parlamentare Pd Massimo Calearo, precedentemente sequestrati a Vicenza, sono stati restituiti. La decisione del tribunale del riesame segna un passo verso il ripristino della sua reputazione.
Dissequestro beni per imprenditore vicentino
Tutti gli immobili e i beni precedentemente sigillati dalla Guardia di Finanza di Vicenza sono stati restituiti. Il provvedimento era stato emesso due settimane fa su disposizione del Gip del tribunale locale. L'indagine riguardava un presunto crack finanziario milionario. Le notizie sono state diffuse da diverse testate locali. Tra queste, il Giornale di Vicenza e il Corriere del Veneto.
Calearo: "Trattato come un mostro"
Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica ed ex deputato del Partito Democratico, ha espresso il suo sfogo. Si è sentito trattato come una figura mitologica negativa. «Mi hanno trattato come il mostro di Lochness», ha dichiarato all'ANSA. Ha sottolineato come, a distanza di pochi giorni dal sequestro, il tribunale del riesame abbia annullato il provvedimento. Ha evidenziato la sofferenza sua e dei suoi due figli. «Ho le spalle grosse, però ho anche due figli giovani che insieme a me hanno sofferto in maniera bestiale questa cosa qui», ha aggiunto.
Richiesta di ripristino dell'onorabilità
L'ex parlamentare ha sollevato un interrogativo sulla sua reputazione. «Nel momento in cui sarò innocente, e il dissequestro di ieri è un primo passo, chi mi darà indietro la mia onorabilità?», ha chiesto. Il sequestro era scaturito da un'indagine della Guardia di Finanza di Vicenza. La decisione del tribunale del riesame ha contraddetto la tesi dell'accusa e del Gip. La corte non ha accolto le motivazioni iniziali del sequestro.
Ruolo dell'avvocato e trasparenza
Calearo ha ringraziato il suo legale, l'avvocato Marco Antonio Del Bei. Lo ha definito un amico e un professionista eccellente. «Per fortuna ho un bravissimo legale che oltretutto è un amico», ha affermato. Ha ribadito la sua completa trasparenza. «Questo è il primo segnale di una posizione, la mia, che è completamente trasparente e priva di ogni attività che possa destare anche solo un sospetto», ha spiegato. Ha fatto riferimento a un piano dettagliato riguardante 7,5 milioni di euro di Invitalia. Tale piano era stato definito come un libro, una Bibbia. Ha precisato che la sua gestione era completa e documentata.
Gestione successiva e fallimento aziendale
L'ex deputato ha chiarito che la mancata esecuzione di alcune parti del piano non dipendeva più da lui. La responsabilità è ricaduta su chi ha gestito l'azienda dopo il suo allontanamento. «Poi qualcuno non l'ha fatto, ma non dipendeva più da me», ha sottolineato. Ha spiegato di essere stato estromesso dal Consiglio di Amministrazione. Ha perso ogni ruolo decisionale. «Dipendeva da chi ha poi ha gestito l'azienda dopo di me dopo che io sono stato estromesso dal Consiglio di amministrazione e da qualsiasi ruolo decisionale», ha aggiunto. Ha concluso affermando che i successori hanno portato l'azienda al fallimento. «Quelli che sono arrivati dopo di me hanno gestito l'azienda portandola al crac».