La comunità di Vicenza e dintorni si stringe nel cordoglio per la scomparsa di Nicola Pangia, 48 anni. Il maratoneta aveva scelto di condividere la sua lotta contro una grave malattia sui social media, trasformando la sofferenza in una testimonianza di coraggio e speranza. I funerali si sono svolti nella chiesa di San Pietro Apostolo.
Addio al maratoneta Nicola Pangia
Una folla numerosa ha partecipato ai funerali di Nicola Pangia. L'atleta, spentosi a soli 48 anni, era noto per la sua positività. Aveva affrontato una difficile battaglia contro il tumore diagnosticato lo scorso autunno. Le sue parole risuonano ancora: «La positività è una chemioterapia naturale».
La sua scelta di raccontare la malattia sui social ha toccato molti cuori. Nicola Pangia non ha nascosto la sua fragilità. L'ha invece trasformata in una fonte di ispirazione per chiunque lo seguisse. Il suo ultimo messaggio sui social ha commosso profondamente: «A tutti il mio grazie sincero per avermi regalato una vita ricca di emozioni e carattere. Vi sono grato per ogni sfumatura».
La cerimonia funebre e le parole del parroco
La chiesa di San Pietro Apostolo a Vicenza era gremita per l'estremo saluto. Presenti i compagni del Vicenza Marathon e gli amici di sempre. La famiglia, il papà Leo, la matrigna Rita e il fratellastro Andrea, ha ricevuto il caloroso abbraccio della comunità.
Don Ivano Maddalena, durante l'omelia, ha ricordato la forza di Nicola Pangia. «Ha conosciuto la sofferenza, una prova dura che avrebbe potuto spegnere la speranza. E invece lui ha scelto di lottare, giorno dopo giorno, senza arrendersi», ha affermato il parroco.
«Non ha nascosto la sua fragilità, ma l’ha trasformata in testimonianza», ha proseguito don Maddalena. Ha sottolineato come Nicola abbia condiviso il suo percorso con molti. Ha incoraggiato chi lo leggeva anche da lontano. La sua passione per la corsa rifletteva il suo spirito indomito.
Un'eredità di passione e umanità
La passione per la corsa era un tratto distintivo di Nicola Pangia. Era uno che non si fermava, che guardava avanti. Trovava la forza anche quando il corpo era stremato. Questo spirito lo ha accompagnato anche nella malattia.
La sua è stata una battaglia faticosa, ma vissuta con dignità. E con una straordinaria voglia di vivere. Nicola Pangia non amava le parole inutili. La sua vita ha parlato per lui, con semplicità e autenticità. L'ha vissuta con passione, ha lottato con forza, senza mai perdere la dignità.
Anche i colleghi della Siem (Società Italiana per l’Educazione Musicale) lo hanno ricordato sui social. Lo descrivono come un collega di straordinaria sensibilità, creatività e umanità. Nicola era un punto di riferimento. Un educatore capace di innovare e accendere passione.
Il suo approccio, sempre aperto e positivo, ha lasciato un'impronta indelebile. Nei colleghi, negli studenti e in chiunque lo abbia incontrato. La sua eredità è quella di una musica vissuta come esperienza viva e significativa.
Le testimonianze di affetto
Samuela Bertolacci, compagna di squadra, ha ricordato Nicola con affetto. «Basta ricordarlo così: un amico e un uomo vero, intenso, capace di voler bene e farsi voler bene», ha detto. Ha ringraziato Nicola per le emozioni regalate come compagno di squadra.
Gianni Di Filippo, maresciallo dei carabinieri in pensione, ha seguito da vicino il calvario di Nicola Pangia. «Sono stato sempre al suo fianco dal quel primo maledetto giorno quando è arrivata la diagnosi della malattia», ha raccontato.
Ha accompagnato Nicola molte volte all'ospedale di Santorso. Ricorda i viaggi in macchina, i dolori estremi. Eppure, anche in quei momenti, Nicola restava un maestro. I suoi silenzi parlavano più di mille parole.
Gianni Di Filippo ha dedicato a Nicola un pensiero in dialetto romano. «Nico, sei arrivato da Roma qua a Vicenza e sei entrato drento a le vite nostre come n’turbine. Poi, dopo n’anno e mezzo che t’è toccato quer brutto male, martedì te ne sei annato via. Hai lottato come ‘n leone, me er miracolo nun c’è stato. Quer miracolo che volevi tu…e che volevamo tutti noi. E mo che famo senza te?», recita il commovente messaggio.
«Credeme, è ‘na mazzata pè tutti noi, pè ‘sto scherzo amaro che c’hai fatto. Ma io penzo ar dopo…a tutto quello che viè dopo senza de te. Penzo a quer voto che lassi e a quanto sarà dura nu navette più intorno. Me pare proprio de avè perso la bussola. Però mo faje vede chi sei: portali tutti a corre lassù, come sai fa solo tu», conclude Di Filippo.
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