Nel Vicentino, oltre 1.300 piccoli esercizi commerciali hanno cessato l'attività negli ultimi dieci anni. L'aumento dei canoni di locazione è una delle cause principali di questa crisi.
Cala il sipario su 1.300 negozi di prossimità
Il panorama commerciale del Vicentino ha subito una trasformazione drastica. Negli ultimi dieci anni, ben 1.316 attività di vicinato hanno abbassato le serrande. Questa flessione rappresenta una perdita del 9,8% del tessuto commerciale locale. I dati provengono da un'analisi di Nomisma. La ricerca, condotta in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare, esamina l'andamento del commercio tra il 2015 e il 2025.
La situazione nel Vicentino si inserisce in un trend nazionale preoccupante. In tutta Italia, oltre 86.000 negozi di vicinato sono scomparsi nello stesso periodo. Il saldo negativo complessivo supera le 106.000 unità se si considera il picco registrato nel 2018. Anche il Veneto mostra un bilancio negativo significativo, con 9.952 attività in meno.
Il confronto con altre province venete evidenzia la portata del fenomeno. Padova ha perso 2.074 esercizi, seguita da Treviso con 2.046 e Verona con 1.536. Venezia registra 1.266 chiusure. Rovigo e Belluno presentano numeri inferiori, ma ciò è dovuto principalmente alla minore estensione territoriale.
Settori in difficoltà e settori in crescita
La contrazione non è uniforme tra tutti i settori merceologici. Le analisi indicano un calo più marcato per i negozi legati alla cultura, allo svago, al tessile, all'abbigliamento e agli accessori. Anche comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari hanno subito perdite significative. Questo riguarda sia il numero di esercizi sia il numero di addetti impiegati.
Tuttavia, emergono segnali più incoraggianti in altri ambiti. Il commercio di articoli per l'edilizia mostra una tendenza positiva, probabilmente legata al ciclo del settore costruzioni. Anche i negozi dedicati alla cura della persona registrano una crescita, trainata da una domanda di servizi in aumento. La ristorazione si conferma il settore trainante, con un incremento sia delle imprese attive sia degli occupati.
Ricavi in aumento per chi resiste
Nonostante la chiusura di molte attività, le imprese che sono riuscite a sopravvivere hanno visto aumentare i propri ricavi. L'analisi dei bilanci effettuata da Nomisma per il periodo 2015-2024 mostra un incremento medio dei ricavi del 37,6% a livello nazionale. Questa crescita, tuttavia, presenta notevoli disomogeneità.
Le grandi imprese continuano a registrare performance solide. Le piccole realtà, invece, affrontano una pressione crescente sulla loro sostenibilità economica. Nel Vicentino, le attività rimaste aperte hanno visto un aumento dei ricavi del 34,2%. Le province di Belluno e Padova guidano la classifica regionale con aumenti rispettivamente del 53,7% e del 40,2%. Treviso e Venezia registrano incrementi più contenuti, pari al 27,4% e 28,3%.
Il peso insostenibile degli affitti
Uno dei fattori determinanti nella crisi dei negozi di vicinato è rappresentato dai canoni di locazione. L'Osservatorio evidenzia un incremento generalizzato in tutto il Veneto, significativamente superiore alla media nazionale. Nel Vicentino, l'aumento dei canoni di affitto si attesta al 20,9%.
Le province di Rovigo, Treviso e Belluno registrano i picchi più elevati, con aumenti rispettivamente del 28,2%, 26,1% e 24,5%. A Venezia, l'incremento è stato più contenuto, attestandosi al 13,8%. L'aumento dei costi di locazione, unito ai cambiamenti nelle abitudini di acquisto dei consumatori, mette a dura prova la sopravvivenza del commercio locale.