Nuove ipotesi per espropri TAV a Vicenza
L'amministrazione comunale di Vicenza sta esplorando una soluzione innovativa per i residenti interessati dal terzo lotto della linea ad alta velocità-alta capacità (TAV). L'idea consiste nel fornire fondi ai cittadini i cui immobili dovranno essere demoliti, permettendo loro di ricostruire in zone limitrofe.
Questa proposta, ancora in fase embrionale, è stata già inoltrata al Ministero delle Infrastrutture per valutarne la fattibilità e le relative coperture finanziarie. L'obiettivo è mitigare l'impatto degli espropri, offrendo ai cittadini una concreta possibilità di ricollocazione senza stravolgere le loro vite.
Incontri e preoccupazioni dei residenti
Negli scorsi mesi, la cabina di regia del progetto TAV ha incontrato 106 nuclei familiari residenti nella zona est della città, nell'area interessata dal terzo lotto funzionale. Questo tratto, che va dall'uscita della stazione di Vicenza fino a Padova (con focus sul segmento Vicenza-Grisignano), prevede diverse opzioni progettuali, tra cui soluzioni a raso e diverse ipotesi di galleria.
Durante gli incontri, i cittadini hanno manifestato preoccupazioni riguardo ai tempi di realizzazione dell'opera, all'entità degli indennizzi e alle modalità di erogazione degli stessi. Non è emersa, tuttavia, una preferenza netta per una specifica soluzione progettuale tra quelle presentate.
Costi e finanziamenti del progetto TAV
Il consigliere comunale delegato all'alta velocità, Angelo Tonello, ha sottolineato che il quadro economico attuale per il tratto Vicenza-Padova ammonta a circa 3 miliardi di euro, una cifra non ancora inclusa nel contratto di programma di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). La decisione sulla soluzione definitiva dipenderà dalla disponibilità di finanziamenti statali.
Si attendono ancora approfondimenti ministeriali richiesti a RFI riguardo ai diversi impatti delle opzioni progettuali per il terzo lotto. La relazione tecnica, attesa a breve, fornirà elementi utili per la scelta finale, tenendo conto anche dell'opzione zero, ovvero la possibilità di realizzare l'infrastruttura senza intervenire sul sedime ferroviario esistente.
Evitare gli errori del passato
L'amministrazione mira a evitare le criticità riscontrate nel secondo lotto della TAV. Come ricordato da Tonello, un progetto preliminare del 2017 prevedeva la demolizione di un solo condominio, ma nel 2022 gli edifici da abbattere erano diventati sette, costringendo oltre 300 persone a ricollocarsi in breve tempo. Le attuali ipotesi progettuali prevedono l'esproprio di un numero significativo di edifici: 58 tra abitazioni e pertinenze per le prime due opzioni, e 60 per la terza.
L'obiettivo politico è chiaro: accompagnare chi perderà la propria abitazione in un percorso trasparente, garantendo la possibilità di trovare una nuova sistemazione adeguata senza dover accettare compromessi sul mercato immobiliare. Si cercherà di quantificare il numero di interessati per studiare con il ministero le migliori soluzioni di finanziamento per la riedificazione.