Referendum Giustizia: Zanettin spiega il "sì" per un processo equo
Referendum Giustizia: la posizione di Zanettin
Il senatore di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, ha espresso il suo sostegno al referendum sulla giustizia, fissato per il 18 marzo 2026. La sua posizione mira a garantire un processo più equo per i cittadini e a contrastare l'influenza delle correnti interne alla magistratura.
Zanettin interviene nel dibattito referendario, prendendo le distanze da dichiarazioni critiche provenienti sia dal fronte del "no", come quelle attribuite alla capa di gabinetto del Ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, sia da magistrati che hanno espresso posizioni nette. Il senatore ritiene che la campagna referendaria debba essere condotta dai politici, mentre i magistrati dovrebbero limitarsi ad applicare le leggi.
Separazione delle carriere e autonomia dei magistrati
Al centro della proposta referendaria vi è l'istituzione della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Zanettin chiarisce che l'obiettivo non è punire la magistratura, ma assicurare al cittadino la certezza di un giudice terzo e imparziale.
Viene evidenziata un'anomalia del sistema italiano: l'Associazione Nazionale Magistrati (ANM), un'associazione privata, che a detta del senatore, tenterebbe di dettare regole alla politica. La riforma propone due percorsi distinti, due concorsi e due carriere separate, con la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM).
Questo per evitare condizionamenti reciproci, come la condivisione di chat o corsi di aggiornamento tra giudici e PM, a tutela del cittadino. La separazione delle carriere è una prassi consolidata nei Paesi del G7 e in gran parte d'Europa, mentre in Italia, Bulgaria, Turchia e Romania persiste un sistema differente.
Indipendenza e critiche strumentali
Riguardo all'accusa di voler indebolire il CSM e minare l'indipendenza della magistratura, Zanettin definisce tale obiezione come la più strumentale. Sottolinea che la Costituzione garantisce l'autonomia ai giudici, ma la riforma proposta estenderebbe tale garanzia anche ai PM, rafforzando semmai l'indipendenza complessiva.
Viene respinta l'idea che il PM possa trasformarsi in un "super poliziotto" o in una "mano del governo". L'istituzione dell'Alta Corte, proposta anche in passato da figure politiche di diverso schieramento, non avrebbe lo scopo di intimidire i magistrati.
Il ruolo delle correnti e il sorteggio
Zanettin affronta anche il tema delle correnti interne alla magistratura, definendo la loro degenerazione come un dato di fatto, esemplificato dal caso Palamara. Pur non condividendo definizioni estreme come "para-mafioso" o "mafioso" attribuite alle correnti, riconosce la necessità di un intervento correttivo.
Infine, il senatore difende l'introduzione del sorteggio per alcune figure giudiziarie, paragonandolo a meccanismi già esistenti per i giudici popolari della Corte d'Assise o per il tribunale dei ministri, evidenziando come non vi sia alcuno scandalo in tale pratica.
In conclusione, Zanettin invita i cittadini a votare "sì" se ritengono che la giustizia necessiti di miglioramenti, e "no" se sono convinti che il sistema attuale sia già soddisfacente.