La guerra moderna vede il ritorno prepotente dei mercenari, non più solo bande armate ma vere e proprie aziende. L'era digitale trasforma i conflitti, rendendoli più logoranti e imprevedibili.
Il ritorno dei professionisti della violenza
La figura del mercenario è prepotentemente riemersa nel panorama bellico attuale. Non si tratta più solo di soldati di ventura senza scrupoli. Oggi operano vere e proprie organizzazioni, definite «imprese della violenza». Queste entità prosperano sull'instabilità globale.
La loro efficienza è talvolta persino elogiata, come nel caso del mito di Prigožin. Questo fenomeno segna un ritorno a cicli storici passati. L'Europa sembrava aver superato questa fase, legando la morte in battaglia all'eroismo patriottico piuttosto che al denaro.
Questi attori operano nell'ombra, ma sono fondamentali per la durata dei conflitti. Ogni tregua rappresenta per loro una minaccia economica. Sono l'antitesi dei conflitti rapidi promessi dalla tecnologia.
Guerre di logoramento nell'era tecnologica
Assistiamo a un ritorno delle guerre di logoramento. Questo avviene nonostante l'avanzamento tecnologico, l'intelligenza artificiale e gli algoritmi. L'Occidente appare impreparato a questa realtà.
L'illusione di conflitti asettici e veloci si scontra con la realtà. L'analisi di Alessandro Arduino, esperto di strategia militare, evidenzia questo cambiamento. Il suo saggio «La guerra è cambiata» ne è una chiara testimonianza.
Le tensioni geopolitiche e i conflitti limitati sono in aumento. Non sostituiranno, però, quelli ad alta intensità. L'Ucraina e il Medio Oriente ne sono esempi lampanti.
La tecnologia non garantisce guerre lampo
Le guerre, anche quelle dimenticate in Africa e Asia, presentano un conto salato. Alessandro Arduino, docente al King's College di Londra, mette in guardia. L'innovazione tecnologica non riduce la propensione alla guerra.
Le promesse di conflitti a «rischio zero» abbassano la soglia di ingaggio. Aumentano così le possibilità di escalation. Ci illudiamo che siano le macchine a morire, non le persone.
La tecnologia non garantisce guerre lampo o «blitzkrieg». I conflitti continueranno a comportare vittime umane e costi elevati. I tempi si allungano anziché accorciarsi.
Una nuova grammatica del conflitto
La guerra in Ucraina dimostra questo cambio di paradigma. Droni economici hanno distrutto capacità aeree significative. Le retrovie si trasformano in fronti di battaglia.
Il confine tra tattica e logistica si è dissolto. Questo preoccupa gli analisti militari occidentali. Nessun luogo è più considerato sicuro.
Il teatro bellico diventa trasparente. La guerra si estende ai cavi e ai server. È una guerra senza limiti, come previsto da Qiao Liang e Wang Xiangsui nel 1999.
Aziende come Amazon, Google e Musk (con Starlink) forniscono infrastrutture e dati. La Silicon Valley applica la sua aggressività al settore militare.
In Cina e Russia, lo Stato coordina il cyberwarfare. La guerra diventa un flusso di dati. La tecnologia cambia i mezzi, ma la guerra rimane logorante. Vincerà chi saprà padroneggiare le nuove tecnologie.