Aurelio Regina di Confindustria critica i nazionalismi che impediscono un vero mercato unico dell'energia. Le imprese italiane soffrono prezzi elevati e volatilità, necessitando di soluzioni strutturali e un approccio europeo coordinato.
Mercato unico energia: un miraggio
Il delegato di Confindustria nazionale per l'energia, Aurelio Regina, ha espresso forte preoccupazione. Il mercato unico dell'energia in Europa appare lontano. Troppi interessi nazionali prevalgono su una visione comune. Questa frammentazione danneggia le imprese italiane. Esse affrontano costi energetici insostenibili.
Regina parteciperà al convegno "Energency" a Vicenza. L'evento è organizzato da Confindustria Vicenza. Si terrà a Palazzo Bonin Longare. L'obiettivo è discutere la crisi energetica. Si cercheranno soluzioni per l'industria.
Prezzi energetici: un divario preoccupante
Le imprese italiane subiscono un pesante svantaggio competitivo. Il Prezzo Unico Nazionale (PUN) a marzo ha raggiunto i 143 euro al megawattora. Questo valore è significativamente più alto rispetto ad altri paesi europei. È superiore del 44% a quello tedesco. Segue un 123% in più rispetto alla Francia. La Spagna registra un aumento del 240%. Questi dati evidenziano un problema strutturale.
Germania, Francia e Spagna hanno adottato strategie diverse. Hanno investito in eolico, nucleare e rinnovabili. La Germania, in particolare, ha stanziato 26 miliardi di euro. Questi fondi mirano a ridurre i costi energetici per famiglie e imprese. Confindustria Vicenza ascolterà le istanze delle aziende locali. L'obiettivo è rappresentare al meglio la situazione al Governo.
Misure urgenti e proposte di Confindustria
Confindustria stima un aumento dei costi per le imprese nel 2026. Si prevedono circa 21 miliardi di euro in più. Regina ritiene corretta la selettività sulle accise. L'attenzione si concentra sul gasolio. Il suo prezzo è aumentato notevolmente. Ciò è dovuto anche alla chiusura di circa 20 impianti di raffinazione in Europa. La leva più efficace, però, è agire direttamente sul prezzo dell'energia. La sospensione, anche temporanea, degli ETS (meccanismo europeo di riduzione dei gas serra) per la produzione termoelettrica potrebbe abbassare il PUN. Si stima una riduzione di 25-30 euro al megawattora. Anche l'IVA relativa ne beneficerebbe.
Il costo della CO2 prodotta da fonti fossili è un fattore critico. Si è passati da 6-7 euro a tonnellata nel 2017 agli attuali 80 euro. Questi costi decuplicati incidono anche sulle rinnovabili. Regina sottolinea l'importanza di disaccoppiare il prezzo delle rinnovabili da quello del gas. Si propongono i PPA (Power Purchase Agreement). Sono contratti a lungo termine tra produttori e imprese. Garantiscono un prezzo remunerativo per i produttori e più basso e stabile per le aziende.
Superare l'impasse e guardare al futuro
La crisi energetica potrebbe richiedere uno scostamento di bilancio. Bruxelles si oppone, ma Regina lo ritiene inevitabile in caso di persistenza della crisi. La Francia ha fissato un prezzo calmierato di 70 euro al megawattora per tutta l'industria. L'Italia deve evitare disparità crescenti e rinunciare alla logica del Mercato Unico. La competizione interna è dannosa di fronte ai colossi energetici internazionali.
Il mercato unico dell'energia è un miraggio a causa degli egoismi nazionali. La Spagna, ad esempio, produce più energia di quanta ne consumi. Un mercato integrato permetterebbe all'industria italiana di accedere a costi bassi. Tuttavia, la Francia rappresenta un ostacolo. L'uscita degli Emirati Arabi Uniti dall'OPEC potrebbe indebolire la stabilità dei prezzi. Per il futuro, Regina indica un mix energetico pragmatico. Il termoelettrico rimarrà necessario. La quota di rinnovabili deve salire dal 42% al 60-70%. L'esclusione del nucleare di nuova generazione sarebbe irresponsabile. I minireattori sono efficienti e occupano poco spazio. Questa tecnologia è adatta al modello industriale italiano. Il benessere del Paese dipende dall'industria.