Sentenza Tribunale Vicenza su infezione ospedaliera
Il Tribunale civile di Vicenza ha emesso una sentenza di primo grado che condanna l'Azienda Ulss Berica e la società produttrice di un macchinario medico a risarcire la famiglia del dottor Paolo Demo. Il medico, stimato anestesista, è deceduto nel novembre 2018 a seguito di un'infezione contratta durante un intervento chirurgico.
La somma stabilita per il risarcimento ammonta a oltre 1,2 milioni di euro, destinata alla vedova, Rosanna Lodato, e alle figlie Francesca e Anna. La decisione del giudice Eloisa Pesenti riconosce una responsabilità equamente ripartita tra l'ospedale San Bortolo e la ditta Livanova Sorin, produttrice del dispositivo medico in questione.
Infezione da batterio killer durante intervento chirurgico
Il dottor Demo contrasse un batterio, identificato come parte del caso "chimaera", durante un intervento di sostituzione della valvola aortica avvenuto il 7 gennaio 2016 presso l'ospedale San Bortolo di Vicenza. L'infezione fu ricondotta a un macchinario utilizzato per la circolazione extra corporea del sangue.
Consulenti tecnici d'ufficio hanno evidenziato come il batterio fosse presente nel macchinario di riscaldamento/raffreddamento del sangue. Nonostante un allarme lanciato dalla stessa azienda produttrice un anno e mezzo prima dell'intervento, l'ospedale non avrebbe effettuato le dovute procedure di disinfezione e campionamento del dispositivo.
Responsabilità condivisa e risarcimento danni
Il giudice ha stabilito che, sebbene non vi sia certezza assoluta che una disinfezione accurata avrebbe potuto prevenire la contaminazione, è altamente probabile che essa avrebbe ridotto significativamente il rischio. Pertanto, sia l'Ulss Berica per omessa vigilanza sia Livanova Sorin per aver prodotto un macchinario potenzialmente pericoloso, sono state ritenute corresponsabili.
La sentenza riconosce i danni subiti dal medico, inclusa l'inabilità temporanea, il danno catastrofale, il danno patrimoniale e la perdita del rapporto parentale per i familiari. Oltre al risarcimento principale, sono state liquidate anche 60 mila euro per le spese legali.
Il caso "Chimaera" e il memoriale del medico
La vicenda del dottor Demo ha contribuito a far emergere il "caso chimaera", un'infezione nosocomiale che ha interessato diversi ospedali italiani. Il memoriale redatto dal medico stesso, in cui descriveva il suo calvario e le presunte cause, è stato determinante per l'avvio di indagini e cause legali.
A seguito dell'allarme, la Regione Veneto ha invitato migliaia di pazienti operati tra il 2014 e il 2018 a sottoporsi a controlli per verificare l'eventuale contagio. La tragedia del dottor Demo ha quindi avuto l'effetto tangibile di stimolare controlli e prevenire ulteriori decessi legati a questa infezione.