Il dolore di una madre: "Il salto nel silenzio"
Diana Rukaj ha dato voce al suo immenso dolore scrivendo un libro-lettera dedicato al figlio Leonardo, scomparso tragicamente nel settembre 2024 all'età di 19 anni. L'opera, intitolata «Il salto nel silenzio. La storia di un figlio, il dolore di una madre», è un intenso racconto di ricordi, riflessioni e sentimenti, pubblicato da 100 Edizioni.
Le pagine del libro ripercorrono gli anni difficili segnati dalla diagnosi di Adhd (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) che ha accompagnato Leonardo fin dall'infanzia. La madre descrive il figlio come un ragazzo che «brillava e sanguinava allo stesso tempo», costantemente in bilico tra slanci ed euforia e profonde frustrazioni.
Le sfide dell'Adhd e la lotta di Leonardo
La diagnosi di Adhd, arrivata durante le scuole superiori, ha segnato un punto di svolta, acuendo in Leonardo la sensazione di non essere compreso e di appartenere a un mondo diverso. La madre racconta le difficoltà scolastiche, le bocciature, la necessità di piani didattici personalizzati e le crisi ipocondriache che lo portavano a isolarsi.
Il disturbo rendeva complesse anche le azioni più semplici, come il controllo degli impulsi e la capacità di fermarsi a riflettere. «Ogni giornata era un’altalena incontrollabile: entusiasmo, frustrazione, slancio, crollo», scrive Diana, evidenziando come questi crolli emotivi avessero già portato Leonardo a considerare la morte come una via d'uscita.
Un messaggio di speranza e un appello alle istituzioni
Nel libro, Diana Rukaj non si sofferma solo sul dolore, ma condivide anche il percorso di elaborazione della perdita, trovando forza nella famiglia, negli altri due figli gemelli e nella fede. L'opera si propone come un messaggio di speranza per altre madri che affrontano sfide simili, un modo per dare giustizia alla memoria di Leonardo e per mantenere vivo il suo ricordo.
La madre solleva anche interrogativi sul ruolo delle istituzioni, suggerendo che un maggiore supporto e una comprensione più profonda dei bisogni individuali, al di là dei protocolli standardizzati, potrebbero fare la differenza. Il libro è un invito a riconoscere e affrontare il dolore profondo dei ragazzi sensibili, un dolore che non si manifesta esteriormente ma che logora interiormente.