Guerra, studenti vicentini divisi: chi parte chi fugge
Studenti vicentini e guerra: un quadro complesso
Un'indagine condotta su oltre 1.500 studenti delle scuole superiori di Vicenza e provincia rivela un atteggiamento polarizzato di fronte all'eventualità di un conflitto bellico. Se domani venisse indetta una chiamata alle armi, una percentuale significativa di giovani, il 37,5%, opterebbe per la fuga all'estero, mentre il 35,1% si dichiarerebbe disponibile all'arruolamento.
Questo dato emerge dal questionario “Giovani e Guerre”, presentato presso l'Itis Rossi. L'iniziativa fa parte del progetto “L’Obbedienza non è più una virtù”, promosso dal Gruppo Scuole Disarmate Vicenza con il sostegno dell'associazione Oikos, volto a stimolare un dibattito costruttivo su pace, guerra e responsabilità individuale nelle scuole.
Preoccupazione e disillusione tra i giovani
I risultati del sondaggio, a cui hanno partecipato 1.561 studenti tra il 18 novembre e il 24 dicembre 2025, evidenziano una generazione tutt'altro che indifferente alle tematiche belliche. Oltre il 70% degli intervistati esprime preoccupazione per un possibile coinvolgimento dell'Italia in conflitti internazionali.
Le emozioni predominanti tra i giovani sono paura, rabbia e un senso di impotenza, sentimenti che riflettono la percezione di un mondo instabile e difficile da controllare. Tuttavia, la reazione più sorprendente non è tanto il rifiuto della guerra in sé, quanto le modalità con cui questo rifiuto si manifesta.
Richiesta di comprensione e coinvolgimento
Una parte consistente dei ragazzi non si limita a esprimere opposizione, ma manifesta un desiderio di distacco, scegliendo la via della fuga. Questa risposta può essere interpretata come un segnale di disillusione e, in alcuni casi, di sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei meccanismi collettivi di gestione delle crisi.
Nonostante ciò, l'indagine sottolinea come questi giovani non siano superficiali. Al contrario, richiedono attivamente strumenti per comprendere meglio le dinamiche dei conflitti. Il 39,2% desidera approfondire le cause delle guerre, il 23,4% il ruolo dell'Italia nei conflitti e il 20,9% gli aspetti umanitari legati alle ostilità.
Gli studenti non si accontentano più di risposte semplicistiche o di retoriche consolidate, sia pacifiste che interventiste. Vogliono comprendere i meccanismi profondi, gli interessi economici e le conseguenze reali delle guerre sulle vite delle persone. Emergono inoltre dal questionario la necessità di essere realmente coinvolti, non solo informati, per poter sviluppare una consapevolezza critica e una capacità di scelta informata.